La protesta di 40 tassisti: «No ai bagni a pagamento»

Stazione, gli operatori Cotape versano 70 centesimi a ogni ingresso nella toilette «Di notte è tutto chiuso. E non c’è neppure un gabbiotto per ripararsi dal freddo»
PESCARA. I bagni della stazione sono a pagamento, 70 centesimi a ingresso con tanto di ricevuta rilasciata da un addetto, e i tassisti vanno a casa a fare la pipì.
La situazione peggiora di notte quando le toilette uomo-donna vengono chiuse e diventano off limits per tutti, turisti e viaggiatori, che vengono trascinati dai conducenti dei taxi in giro per la città a caccia di un water per soddisfare i propri bisogni. Ore e ore in attesa di clienti, seduti in macchina perché da anni non hanno più il gabbiotto sull'area di risulta per ripararsi dal freddo, i quaranta taxisti della cooperativa Cotape, diretta da Vincenzo Francazio, insorgono e chiedono «dignitoso rispetto» a Comune e Ferrovie. In sostanza, un bagno dove fare la pipì gratuitamente.
Gli autisti dei taxi giudicano «disumana» questa situazione che spesso li costringe «a bloccare il turno, il tempo per andare a casa, tra Pescara e Montesilvano, a soddisfare le esigenze fisiologiche» e poi tornare in trincea «dopo aver perso diversi clienti». La speranza di ognuno di loro, in certi momenti della giornata, è di «poter conquistare una corsa verso l'aeroporto, dove i bagni sono aperti al pubblico».
Disagi ancora maggiori per l'unica signora del gruppo di tassisti pescaresi, Marisa Del Castello, che quantifica in soldoni gli ingressi quotidiani: «Stando in strada tante ore al giorno capita di dover andare in bagno 3-4 volte al giorno: 70 centesimi a ingresso possono significare anche tre euro al giorno, 90 euro al mese e più di mille euro l'anno. Non posso andare a lavorare per pagare la toilette della stazione e ci hanno tolto pure i bagni chimici sotto ai tunnel della stazione, guarda caso in concomitanza con l'avvio del pedaggio. Abbiamo provato a far notare il disservizio ai vertici delle Ferrovie: ci hanno risposto che anche loro pagano il servizio».
Con tanto di ricevuta rilasciata dagli operatori della Coop service (che fanno turni dalle 6.30 alle 13.15 e dalle 13.15 alle 21, ieri pomeriggio dietro la scrivania completa di stufetta per scaldarsi, c'erano Alessio Di Sabatino, 28 anni, e Alessandro Pavone, entrambi di Pescara) che ha appaltato il servizio dal luglio scorso fino al 24 gennaio prossimo, data di scadenza della convenzione delle Ferrovie. Poi, con ogni probabilità, l'erogazione del servizio proseguirà con le macchinette a gettoni, ma non c'è nulla di ufficiale. Attualmente i bagni, aperti al pubblico, sono gratis sono per bambini e disabili. Non ci sono altri servizi igienici nelle vicinanze?
Ancora Del Castello: «Ci sono i bar in corso Vittorio Emanuele, ma possiamo andare al bar senza prendere una consumazione? L'uso del bagno ci costerebbe più di adesso, meno male che sono aperti quelli all'aeroporto». Ironizza, Gianluca De Grandis: «Di giorno paghiamo e di notte non abbiamo il bagno neppure a pagarlo» perché il servizio igienico viene reso inaccessibile dalle 21 alle 5 del mattino, quando la stazione si risveglia e riaprono bar, tabaccherie ed edicole. A Francesco Marchionne è capitato di finire al pronto soccorso, una notte, «perché l'avevo trattenuta troppo e non volevo andare a urinare tra le auto dell'area di risulta come un barbone, perché questo ci tocca ogni tanto. Possibile che in una stazione così grande non ci sia un buco dove creare un bagno di servizio per gli addetti ai lavori che gravitano nella struttura? Da quando hanno tolto i bagni chimici, sotto ai tunnel non si respira per la puzza: la fanno per terra a tutte le ore. Persino le guardie giurate sono costrette a chiedere il cambio del turno per andare in bagno e di notte dobbiamo accompagnare turisti e passeggeri a cercarne uno più vicino, è inaccettabile. Noi svolgiamo un servizio pubblico, stiamo in strada al freddo o al caldo, ci hanno tolto pure il gabbiotto per farci un parcheggio di biciclette», conclude Marchionne che rivolge un pensiero a Marisa: «Soprattutto per lei, questa situazione è irrispettosa».
Di buono c'è che le toilette a pagamento non sono mai state così pulite, fa notare Armando Mantovani, 75 anni, del ferrarese, che va controcorrente: «I servizi di pulizia e sorveglianza è giusto che si paghino». Qualcuno rivela che prima dell'arrivo della cooperativa che pulisse ogni mezz'ora e tenesse in ordine e in sicurezza i locali, le toilette erano terra di conquista di «pedofili e spacciatori ».
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