La Protezione civile senza casa La Provincia si riprende la sede

17 Aprile 2018

PESCARA. «Quando interveniamo nelle varie emergenze di Protezione civile nelle quali veniamo chiamati ad agire siamo osannati e considerati degli eroi, poi ci tolgono la sede e nessuno si degna di...

PESCARA. «Quando interveniamo nelle varie emergenze di Protezione civile nelle quali veniamo chiamati ad agire siamo osannati e considerati degli eroi, poi ci tolgono la sede e nessuno si degna di aiutarci».
Sono amare le parole di Bruno Bandini, presidente della sezione di Pescara del Modavi (movimento delle associazioni del volontariato). La sezione pescarese, nata nel 2002, è stata la prima a livello italiana come Modavi Protezione civile, ma entro la fine di questo mese dovrà lasciare il deposito della vecchia casa cantoniera all'inizio della via Tiburtina, di proprietà della Provincia, dove da sempre venivano custoditi mezzi e materiali dell'associazione.
Con una lettera, l'ente guidato dal presidente Antonio Di Marco, ha semplicemente comunicato alla Modavi di lasciare libero il deposito entro il 30 aprile, ma senza proporre eventuali alternative.
Dunque, dal primo maggio i trenta volontari del Modavi non potranno più essere operativi e soprattutto non sapranno dove posizionare i tanti veicoli di cui dispongono e il materiale che utilizzano ogni qual volta vengono chiamati, si tratti di terremoti, incendi, calamità naturali o altro.
«Una cosa posso dirla per certo», aggiunge Bandini, «se non ci verrà proposta una nuova sede tutti i mezzi e il materiale di cui disponiamo, che abbiamo acquistato a nostre spese nel corso degli anni, verranno ceduti fuori dalla nostra regione, perché vorrà dire che l'Abruzzo non merita tutto questo, e il ricavato lo doneremo a un'associazione che si occupa di ricerca scientifica».
Il Modavi è convenzionato anche con il Comune e la Regione e in caso di necessità i volontari dell'associazione sono operativi nel giro di un'ora. Sono stati presenti in tutti i gravi fatti di Protezione civile, come il terremoto dell'Aquila nel 2009, quelli di Amatrice e delle Marche, la tragedia di Rigopiano e l'emergenza neve d'inverno e gli incendi d'estate. Nel deposito hanno in totale sette mezzi: tre fuoristrada, un furgone, una campagnola e due ex camion militari.
Inoltre, dispongono di una torre faro portatile, un muletto, generatori di corrente, un'idrovora per liberare i marciapiedi dalla neve, due motozappe, una quarantina di tende quattro metri per quattro, pale e forche.
Insomma, tutto l'occorrente necessario per intervenire quando serve. Hanno una sede per le riunioni nella scuola di via Colle Innamorati, ma lì mezzi e materiali non possono essere dislocati.
«La Provincia», riferisce Bandini, «ci ha detto chiaramente di non poterci dare niente perché devono vendere tutti gli immobili. Ci siamo rivolti al Comune, all'assessore alla Protezione civile, Gianni Teodoro, che ci ha sì ricevuto e promesso una sistemazione ma dalle elezioni non abbiamo più avuto sue notizie. Dal primo maggio non sappiamo dove mettere mezzi e materiale e non potremo più operare».
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