La rabbia ambientalista: «La riserva non si tocca»

9 Agosto 2021

PESCARA. L’aria è ancora irrespirabile ad una settimana dai roghi. Sui cancelli chiusi col lucchetto della piena, anneriti dalla fuliggine e ricoperti di cartelli vergati con lacrime e sangue, spicca...

PESCARA. L’aria è ancora irrespirabile ad una settimana dai roghi. Sui cancelli chiusi col lucchetto della piena, anneriti dalla fuliggine e ricoperti di cartelli vergati con lacrime e sangue, spicca uno striscione con su scritto: “La riserva non si tocca». È il motivo per cui un centinaio, tra cittadini ed esponenti del coordinamento “Salviamo gli alberi” che racchiude una miriade di sigle ambientaliste, si sono dati appuntamento ieri alle 18,30 all’ingresso di via Scarfoglio per far sentire la loro voce in difesa della riserva violata «dalle fiamme e dalla cattiva manutenzione». Piccoli focolai si sono accesi anche ieri, subito spenti dal pronto intervento dei vigili del fuoco. Una protesta composta di pescaresi che amano quel luogo che racconta la storia di una città che nella pineta organizzavano feste e raduni di partito. E prima delle fiamme di domenica primo agosto, «furono i falò e i camion di passaggio a far del male al nostro gioiello che deve essere valorizzato, un incendio non ne cambierà la natura» si sfoga al microfono Gianni Melilla, che nel 2000 con la legge del 18 maggio numero 96, istituì la “Riserva Dannunziana” che fece posto alla “Pineta D’Avalos”, «io non credo ai complotti, le sterpaglie si possono togliere e i roghi forse sono solo frutto di inciviltà». «Ma il Comune, con a capo il sindaco Carlo Masci di cui ho fiducia», prosegue Melilla che nel verde costruirebbe un anfiteatro letterario, «nomini un comitato di gestione composto da botanici, agronomi, urbanisti ed esperti, che imponga telecamere interne, controlli delle guardie volontarie e punti di aggancio per spegnere gli incendi» con l’aiuto del laghetto che è nato per quella funzione. «La riserva non si tocca» ripetono ad alta voce Erika Alessandrini e Paolo Sola del M5S che ricordano di aver «proposto già a giugno l’istituzione del servizio di vigilanza e antincendio con i bocchettoni irrigatori». Tra i cittadini serpeggia la rabbia. Una «rabbia d’amore» la definisce lo studente Federico Stigliano. A mezza bocca e in totale anonimato, i pescaresi riuniti davanti ai cancelli di via Scarfoglio ipotizzano il dolo negli incendi e chiedono alle istituzioni di «andare a fondo». I roghi addolorano chi ama la riserva «che tale deve rimanere», è il messaggio a chi la vorrebbe «declassare per edificarvi, un domani» è l’opinione di alcuni cittadini di via Pantini. La rabbia, seppur contenuta, è anche quella di Edvige Ricci, storica ambientalista che racconta di quando «portavamo in pineta i bimbi di Rancitelli per far vedere loro il mare, che non conoscevano». O quella di Andrea Di Giovanni del gruppo scout Agesci Stella Maris che chiede «una gestione trasparente della riserva». Che, nel frattempo, è vigilata da uomini e mezzi della Protezione civile.