La rabbia dei balneatori: costretti a fare le piscine

23 Febbraio 2017

Ad Apollo è quasi pronta, Gilda avvia le pratiche. Ma per tutti «è una sconfitta»

PESCARA. «La piscina è stato l’unico modo per salvarmi. Un investimento di circa 200mila euro con mutuo e casa ipotecata, ma non avevo scelta: dopo la stagione terrificante dell’anno scorso, con il 50 per cento d’incasso in meno, e quella con i divieti dell’anno prima, non potevo andare ancora appresso alle barzellette dei nostri amministratori. Non mi sono fidato, mi sono organizzato già dall’anno scorso con tutta la trafila di permessi e autorizzazioni, ma visto come stanno andando le cose ho fatto bene». Domenico Pagliari titolare, con i fratelli, dello stabilimento Apollo, nel primo tratto del lungomare Matteotti, si sente quasi un superstite rispetto a quello che aspetta la categoria per la prossima stagione balneare. Soprattutto dopo l’ammissione di sindaco e vice sindaco, che due giorni fa hanno spiegato che per migliorare la qualità del mare ci vorrà almeno un anno e mezzo, il tempo necessario per ampliare e potenziare il depuratore di via Raiale. E senza contare l’incognita della diga foranea che doveva essere abbattuta a ottobre scorso e che invece sta ancora là.

«Per due anni ci hanno fatto raccontare la stessa barzelletta ai clienti, mentre il divieto di balneazione scattava ogni volta che pioveva», va avanti Pagliari. «Quest’anno possiamo dirgli che la famiglia Pagliari ha provveduto a spese proprie, a tutto quello che l’amministrazione non è riuscita a fare per il nostro mare. Piscina gratis a tutti i nostri clienti, una piscina prefabbricata rimovibile nel giro di due giorni, un metro e dieci di altezza, lunga 15 metri e larga 8 e con un sistema di filtraggio di ultima generazione che consente di smaltire la pipì dei bambini in 72 secondi. Ma dove sta scritto», sottolinea Pagliari, «che al mare, con il mare che abbiamo, bisogna mettere la piscina? È come andare all’Oktoberfest e portarsi la birra. Ma l’ho dovuta fare. O morivamo definitivamente. E infatti già molti dei vecchi clienti che l’anno scorso se n’erano andati si stanno rifacendo vivi, e sto richiamando i 13 dipendenti che avevo dovuto mandare via. Ma sai quanta gente perderà il posto di lavoro quest’estate, sarà un macello».

Andrea Camplone, ex bandiera del Pescara e oggi allenatore del Cesena, con la moglie Barbara da 15 anni porta avanti lo stabilimento Gilda, nel tratto tartassato dai divieti di balneazione degli ultimi due anni. «Stiamo preparando anche noi il progetto per la piscina, per quest’anno non ce la facciamo, ma per la prossima stagione dovremmo farcela. Ma resta comunque una sconfitta dover fare la piscina perché i nostri amministratori non sono riusciti a tutelare il mare. Un’amministrazione che non è all’altezza, che ci ha riempito di promesse a cominciare da quella dell’abbattimento della diga, l’ennesima bufala dei soliti quattro politici. Io so solo che l’estate scorsa ho passato le giornate in bicicletta, perché al mare da me non c’era quasi nessuno. E sarà sempre peggio. Per questo, a rotazione, su questo tratto di mare ci dovremo adeguare tutti con la piscina, a prezzi che partono da 50mila euro minimo. E tutto a spese nostre, senza sapere neanche che fine faremo con la Bolkestein. Ma la verità è che non siamo neanche tanto uniti tra noi balneatori, perché si potrebbe fare molto di più».

«A Rimini, in una situazione del genere, a sentire che il depuratore nuovo non viene votato perché non c’è il numero legale in Consiglio, i balneatori avrebbero ribaltato il Comune», protesta Alessio Terra, della Croce del sud. «A Pescara siamo noi stessi che non ci facciamo rispettare, ma abbiamo le mani legate, perché molti non si espongono per paura che aumentano i controlli. Ma il mare resta un problema di tutta la città, riguarda anche albergatori e commercianti. Se ci mettessimo tutti insieme questa vergogna finirebbe».

«Il problema va risolto», rimarca ancora una volta Stefano Cardelli, direttore di Ciba Confartigianato e titolare di Nettuno, «devono sfondare la diga foranea, i lavori devono partire subito, vanno accelerate le pratiche. Ma non vedo nessun cantiere. Vogliamo risposte certe, ben vengano le piscine, ma sono un palliativo, il mare deve essere pulito. Purtroppo è già tardi per questa stagione 2017 ma così ci fanno morire, non abbiamo chance. Possiamo inventarci anche le palme low-cost, ma se la gente non viene al mare che facciamo? Mi aspetto una convocazione di tutta la categoria dal Comune, o andiamo noi».

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