La rabbia dei balneatori: «Tagliate la diga subito»

Tempo brutto e mare sporco: le prenotazioni sono crollate del 70 per cento Anche le colonie sono sparite e i turisti che prenotavano via web non si fidano più
PESCARA. Non ci voleva. Il fine settimana di pioggia a scrosci violenti aveva già vuotato ancora una volta le spiagge pescaresi, poi quella stessa acqua caduta copiosa ha provocato lo sversamento di liquami in mare dalla pompa di sollevamento gestite dall’Aca. Ed ecco, preventiva e stavolta rapida, l’ordinanza comunale di divieto di balneazione per 48 ore per il tratto di mare in corrispondenza di viale Muzii, visto che su via Galilei e via Balilla vige già. E il mondo dei balneatori – di certo non solo della zona direttamente interessata dal divieto – sembra annichilito.
«Pescara è morta: morta di cancro. E il cancro si chiama diga foranea, lo scriva, lo scriva...», la prima risposta urlata a caldo di quasi tutti i titolari e gestori di stabilimenti balneari. Che stanno registrando cali di prenotazioni dal trenta al settanta per cento per questa stagione estiva che si annuncia dal tempo incerto e con i dati altalenanti e inquietanti sulla salubrità del mare.
«Pensi che io sono “fortunato” perché ho la piscina che ferma il crollo delle prenotazioni stagionali che arrivano da Pescara e dintorni al 35 per cento», racconta Lorenzo Iulianetti della Prora, ovvero uno dei lidi più colpiti dai divieti in quanto di fronte a via Balilla. «Ma i miei vicini registrano cali del settanta per cento. E poi il tempo brutto, il clima pessimo... Io lavoro molto con internet e intercettavo turisti in tutto il mondo, ma oggi la nostra immagine fuori è pessima. Mi chiamano dal nord Italia, dalla Germania dalla Svizzera per sapere se c'è il divieto di fare il bagno, mi chiedono consigli: “che dici mi sposto più a sud?”. Che devo rispondere? Non ho preso anticipi per non vincolare i clienti, sono onesto e voglio restarlo. Prima affittavo tanto ombrelloni e sdraio via web, ma ora su questo fronte ho il meno 90 per cento. Neanche l’investimento della piscina funziona: se uno viene da qui vicino viene per la piscina, ma che dico a uno svizzero: vieni e vai in piscina? Tedeschi, belgi e norvegesi mi menano. I clienti storici di Milano li ho avvisati», continua, «c’è chi ha ridotto e si fa 2 settimane in Salento e poi ripassa da me una settimana, per salutarmi. Ho allargato il giro agli animali, ho fatto anche i box per i cani di grossa taglia e questo mi ha dato una mano. Le nicchie aiutano, ma non soddisfano tutta l'offerta». Accanto alla Prora c’è Oriente e Daniela Marrone, la titolare, sembra non avere più parole: «Che cosa vuoi dire, c’è un altro sversamento! Mare sporco, pioggia, crisi economica e qui registro il 60 per cento in meno di turisti. Avevo colonie di bambini da quasi tutta la provincia: non ha chiamato nessuno, zero. La politica deve fare qualcosa».
E contro la politica si scaglia Domenico Pagliari di Apollo. «Dopo il ritardo dell’anno scorso ora metteranno i divieti alla prima pioggia», osserva furente. «Lo so che è giusto ed è per legge, ma io ho il 70 per cento in meno di gente quest’anno. Il turismo a Pescara è finito grazie a questa classe politica, e non ce l’ho con Alessandrini o Del Vecchio che se la sono trovata questa situazione, ma con tutti. L’ unica soluzione è il taglio della diga, e che aspettano? Abbiamo arricchito Silvi, Pineto, Roseto e Giulianova con i nostri turisti, lì è pieno. Non mi fanno fare la piscina, che ci dovrebbero sovvenzionare per farla mentre noi vogliamo spendere del nostro e ci dicono di no. Il taglio della diga è già appaltato, questi ritardi ci stanno ammazzando. Allungando il braccio a Nord non entra più acqua dolce e finisce il balletto dei dati delle analisi. Solo D’Alfonso ci può salvare, gli altri se ne devono andare tutti. Qui c'è il deserto. Io lavoravo con turismo locale e centri limitrofi, fino a 2 anni fa avevo colonie di bambini e anziani da dieci comuni: sparite, non viene più nessuno».
Contro i ritardi del Piano regolatore portuale si scaglia Riccardo Padovano, balneatore con tre stabilimenti e presidente della Sib Confcommercio: «Un’altra mazzata che non volevamo aspettarci. Non contesto i divieti, di fronte alla salute dei cittadini si devono alzare le barricate, ma sono arrabbiato perché a 2 anni dall’approvazione del piano regolatore del porto, che prevede il taglio della diga, siamo ancora fermi, manca sempre qualcosa, ma chi lo ha seguito? Il fiume è malato da decenni e ha continuato ad ammalare la città perché finisce contro un muro, la diga. Ora aspettiamo le osservazioni della terza Commissione lavori pubblici a Roma, ma la lentezza della risposta tecnica ci farà morire. E quando entra in funzione il Dk 15 che è un anno e mezzo che è lì?».
«Siamo tutti danneggiati dai problemi del mare, i balneatori, i cittadini, i nostri figli», osserva Stefano Cardelli, presidente del consorzio balneatori Ciba, «questo divieto è temporaneo, immediato e preventivo, dovuto: gli impianti non ce la fanno e si sa. Domani sarà passato, ma speriamo che non sia così tutta l'estate. Mettici anche il tempo... Le prenotazioni nella parte nord dalla Madonnina sono drammatiche», sottolinea anche lui, «si parla di 50, 60, 70 per cento in meno rispetto all’anno scorso, ma i costi sono invariati, come fa una impresa ad andare avanti? Le concessioni sono 101», ricorda, «con una media di 30-35 assunzioni stagionali ognuna, più l’indotto. Migliaia e migliaia di pescaresi vivono di turismo. La madre di tutte le battaglie è tagliare la diga, ovvero il male assoluto. Che va affrontato subito».
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