La rapina al portavalori: la chiave è nelle impronte

SPOLTORE. Non avevano i guanti. Erano armati di pistole e fucili, il volto coperto dal passamontagna, ma le mani libere da protezioni, secondo quanto emerge dalle prime indiscrezioni sulle indagini....
SPOLTORE. Non avevano i guanti. Erano armati di pistole e fucili, il volto coperto dal passamontagna, ma le mani libere da protezioni, secondo quanto emerge dalle prime indiscrezioni sulle indagini. Potrebbero aver commesso un errore i quattro banditi che sabato mattina hanno assaltato un furgone portavalori e minacciato, con accento meridionale, pugliese o campano, una guardia giurata dell’istituto di vigilanza ortonese Aquila, portandosi via un bottino di 120mila euro. Il denaro era destinato al pagamento delle pensioni nell’ufficio postale di Santa Teresa di Spoltore che le guardie armate della società ortonese si apprestavano a rifornire. Delle indagini si stanno occupando i carabinieri del Nucleo investigativo e della compagnia di Pescara col supporto del 5° Nec, nucleo elicotteri dell’Arma.
La fuga dei ladri su un Fiorino bianco poi ritrovato, nella stessa giornata di sabato, nelle campagne di Cerratina di Pianella: è proprio sul Fiorino che si focalizza l’attenzione degli investigatori Per rintracciare eventuali impronte lasciate dai banditi nell’abitacolo o all’esterno della vettura abbandonata nei campi di Pianella. Al vaglio degli investigatori, anche le immagini delle telecamere dell’ufficio postale e delle zone circostanti. Immagini che, oltre a fornire dettagli importanti sui banditi, potrebbero rivelare anche la partecipazione di un eventuale basista del posto, un tramite fondamentale, per la banda proveniente da fuori regione, nell’organizzazione del colpo.
Intanto, emergono altri particolari della rapina a mano armata. Il furgone blindato di Aquila è arrivato davanti l’ufficio postale intorno alle 8 di sabato, seguendo il programma del tragitto stabilito dal personale dell’istituto di vigilanza solo pochi minuti prima. Una volta fermato il mezzo, l’autista è rimasto seduto, come da procedura di sicurezza, e il caposcorta, che al Centro ha detto «ho creduto di morire», è sceso dal furgone con i due plichi in mano contenenti il denaro contante. Ma non ha fatto in tempo a raggiungere l’agenzia postale. Uno dei malviventi, a volto coperto da un passamontagna e pistola in mano, è sbucato all’improvviso e gli ha intimato dapprima di sedersi a terra poi di buttarsi a terra. A questo punto lo hanno raggiunto gli altri tre complici che hanno accerchiato la guardia giurata e gli hanno estratto la pistola dalla fondina. Poi sono fuggiti al bordo del Fiorino ritrovato a Cerratina.
Qui, per forza di cose, sarebbe avvenuto un cambio di vettura per potersi dileguare nel nulla senza dare troppo nell’occhio. Alla rapina hanno assistito alcuni testimoni le cui versioni sono già state raccolte dagli investigatori. (c.co.)
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