La Regione assume esperti: 48 professionisti per il Pnrr

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L'AQUILA. Riparte il cantiere per la Riforma pensioni 2024, che si era bloccato a febbraio. Il Governo ha chiamato a raccolta i sindacati, per delineare i contorni del futuro piano fiscale e pensionistico. Obiettivo: rendere strutturale e ampliare la riduzione della pressione fiscale e rivedere la previdenza, guardando alle generazioni future. Il disegno complessivo punta a razionalizzare gli strumenti di prepensionamento, inserire misure strutturali ed eliminare gradualmente Quota 100 e Quota 103 per incentivare un percorso di adesione ai fondi integrativi di pensionamento, attraverso gli sgravi fiscali.
Entro settembre, il nuovo impianto della riforma dovrebbe prende forma, per partire a gennaio 2024.
LA CORTE DEI CONTI.
Qualche indicazione utile arriva dal rapporto 2023 sul Coordinamento della finanza pubblica. Nel documento, la Corte dei Conti sottolinea come «la logica di fondo della legge Fornero non vada messa in discussione».
I giudici fanno solo riferimento alla possibilità «di correggere con misure mirate alcuni punti di eccessiva rigidità della legge». Una soluzione potrebbe essere il rafforzamento dell’Ape sociale, l’anticipo pensionistico che dal 2017 ha interessato più di 93mila persone. In questo scenario, non troverebbe spazio Quota 41 considerata costosa dai giudici, che sottolineano la necessità di uno stop alle varie Quote, con il superamento di Quota 100, Quota 102 e Quota 103, che nel 2023 rappresenta la via d’uscita anticipata dal mondo del lavoro per ottenere la pensioni.
IL DOPO QUOTA 103.
Attualmente è in vigore per il solo 2023 e prevede la pensione con 62 anni di età e 41 anni di contributi. Bisogna decidere se prorogarla anche nel 2024 così com’è o rivisitarla, introducendo di fatto un nuovo strumento di flessibilità in uscita.
Alla prossima legge di bilancio spetterà il compito di indicare anche l’evoluzione di Opzione donna per il 2024, oggi limitata a caregiver, inabili ed esuberi da aziende in crisi, e di tracciare la rotta per il "dopo Quota 103": l’intenzione è anche quella di rafforzare ulteriormente le pensioni minime e le pensioni di invalidità.
Che le pensioni vadano riviste lo segnala anche l’analisi della Corte dei Conti. I giudici, sulla base dei dati Inps, hanno elaborato una proiezione delle future posizioni previdenziali dei lavoratori quarantenni, occupati nel 2020. Tra le categorie più penalizzate il 28% dei giovani con una retribuzione lorda sotto i 20mila euro l’anno e le donne che prenderanno un assegno più basso del 30% rispetto agli uomini.
PENSIONE GIOVANI.
Il governo intende mappare tutta la spesa pensionistica, capirne i costi e l'impatto può avere sui conti dell’Inps, guardando anche agli esodi aziendali e al ricambio generazionale.
Per i giovani con carriere discontinue dovrebbe anche scattare una nuova copertura pensionistica di garanzia. Al contempo, saranno verificate, a favore delle generazioni più giovani, forme di garanzia pensionistica nel caso di carriere contributive discontinue: si disegneranno forme di potenziamento della posizione pensionistica in modo da formare una futura rendita adeguata al tenore di vita, con oneri calcolati secondo i principi generali dell'attuale ordinamento pensionistico.
PENSIONE INTEGRATIVA.
La stagione della riforma pensioni del 2024 porterà anche a una razionalizzazione degli attuali strumenti di prepensionamento, con agevolazioni e forme sostenibili di compartecipazione fra oneri a carico del datore di lavoro e dello Stato, con l'esodo dei lavoratori più vicini alla pensione. Verrà rilanciata dal 2024 anche la pensione integrativa. Saranno lanciate campagne di adesione ai fondi pensione e per la destinazione del Tfr dei lavoratori dipendenti alle forme complementari. Tutto ciò favorito da agevolazioni e sgravi fiscali.
OPZIONE DONNA.
Le altre due forme di flessibilità in uscita attualmente previste, sempre solo fino alla fine del 2023, sono l’Opzione Donna e l’Ape Sociale. Sul primo fronte, la manovra di quest’anno ha impresso una stretta sui requisiti: è aperto il dibattito sull’ipotesi di tornare alle regole precedenti, caldeggiata dai sindacati.
Attualmente Opzione Donna richiede 60 anni di età e 35 anni di contributi entro la fine del 2022 (un anno di età in meno per ogni figlio, fino a un massimo sconto di due anni). E, in più, l’appartenenza a una delle seguenti tipologie: lavoratrici licenziate o dipendenti di imprese per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale presso la struttura per la crisi d’impresa, caregiver da almeno sei mesi, riduzione della capacità lavorativa superiore o uguale al 74%.
Le ipotesi di maggior flessibilità chiedono di eliminare questi ultimi requisiti, tornando ai soli paletti di età anagrafica e contribuzione.
APE SOCIALE A UN BIVIO.
È, forse, la misura meno controversa. Viene prorogata, così com’è, da qualche anno e consente di andare in pensione a 63 anni e 30 o 36 anni di contributi ai lavoratori che appartengono a una delle quattro categorie ammesse: caregiver, riduzione capacità lavorativa pari almeno al 74 per cento, disoccupati involontari che abbiano terminato di percepire il sussidio, addetti a mansioni gravose. Nei primi tre casi il requisito contributivo è pari a 30 anni, per i lavori gravosi sale a 36 anni. (m.p.)
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