La «resistenza dei pigiami» Di notte a difendere il voto

1 Ottobre 2017

Famiglie intere, studenti, insegnati decidono di occupare per fermare la Polizia Organizzati con riserve di cibo e bevande, coperte, sapone e spazzolini da denti

BARCELLONA. È la «rivolta dei pigiami» l'ultima mossa del popolo indipendentista per impedire che la polizia sigilli i seggi elettorali in Catalogna. Da venerdì sera centinaia di catalani hanno occupato scuole, centri civici e palestre indicati dal «Govern» come sedi dei seggi del referendum nel tentativo di fermare l'ordine di chiusura arrivato dalla giustizia spagnola, che ritiene «illegale» la consultazione catalana.
Famiglie intere, padri e madri con i figli studenti, insegnanti, vicini, determinati a garantire il «diritto di decidere», sono accorsi ai seggi decisi a non uscirne fino a quando il voto non avrà avuto luogo. Sono arrivati con materassini, coperte, riserve di cibo e bevande, sapone, spazzolini da denti, pigiami.
Per giustificare l'apertura dei centri, quando la polizia regionale dei Mossos d'Esquadra è venuta a fare sopralluoghi, hanno organizzato tornei di calcio o di scacchi, concerti, attività sportive o artistiche, dibatti. Insomma, hanno spiegato agli agenti, che hanno fatto finta di crederlo, i centri sono stati aperti per «attività di svago», niente di politico.
Il capo dei Mossos Josep Lluis Trapero, a disagio fra gli ordini della procura spagnola (da cui dipende come polizia giudiziaria) e il governo catalano (di cui è alto funzionario) per ora ha temporeggiato. Ha ordinato ai suoi uomini di andare nei seggi e trasmettere gli ordini della procura, dando tempo fino alle sei di oggi per liberarli. Ma ha vietato l'uso della forza contro gli occupanti. Anche per i Mossos oggi scatterà l'ora della verità, come per tutti i catalani. In alcune scuole gli occupanti hanno chiuso a chiave porte o cancelli esterni lasciando fuori gli agenti. In altre i sindaci hanno ordinato di togliere le porte per impedire la chiusura. Alla «resistenza dei pigiami» si sono uniti vicini, ex allievi, perfino turisti. Alla scuola Ver di Girona è arrivato anche l'ex studente Joaquim Casadevell, 93 anni. «Voglio votare!», ha subito chiarito.
L'atmosfera è stata ovunque «gioiosa e pacifica», dice l'Assemblea Nazionale Catalana, prima organizzazione della società civile indipendentista. C'è stato solo un attimo di tensione. Sconosciuti hanno sparato pallini di piombo contro un centro, ferendo leggermente quattro occupanti. Il governo catalano ha messo in guardia contro quelle che ha definito «provocazioni spagnole».
E in questa atmosfera, ci sono anche una formaggeria e una stazione ferroviaria fra i siti atipici che il governo catalano ha dovuto abilitare per ospitare i seggi. A Merenges, un comune della Cerdanya sotto i Pireni, davanti al rifiuto del sindaco Pp di cedere i locali elettorali abituali, gli abitanti hanno proposto al «Govern» di aprire il seggio in una formaggeria, messa a disposizione dal proprietario. A Rubi le operazioni di voto saranno ospitate dalla stazione ferroviaria. In diversi comuni dei Pirenei i seggi si terranno nella piazza centrale, sperando che non piova. Nella Valle d'Aran, confine con la Francia, saranno invece case di privati cittadini ad accogliere gli elettori. (F.C.)