La ricetta contro il clima pazzo: nuovi invasi e cura dei boschi

PESCARA . Prevenire gli effetti disastrosi degli “estremi” climatici è possibile, attraverso una sana gestione del territorio. Ne è convinto il presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e forestali...
PESCARA . Prevenire gli effetti disastrosi degli “estremi” climatici è possibile, attraverso una sana gestione del territorio. Ne è convinto il presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e forestali della provincia di Pescara, Matteo Colarossi. «Gli agronomi e forestali, che in Italia sono circa 22mila», scrive in una nota, «forti delle competenze professionali in selvicoltura, verde urbano, agronomia, fluviomorfologia e idraulica agraria e forestale, saranno sempre più gli attori tecnici di un cambiamento che la società dovrà fare nei prossimi anni: la gestione territoriale di foreste, verde urbano, fiumi e acqua, nell’ottica di ridurre gli effetti disastrosi dei fenomeni estremi». Sulle condizioni de tempo, naturalmente, «possiamo fare poco ma bisogna prevenire gli effetti nefasti con la gestione territoriale. Innanzitutto per non perdere le grandi quantità di acqua dolce bisogna creare in maniera omogenea sul territorio nuovi invasi anche di medio-piccole dimensioni collegandoli con il sistema delle bonifiche. Questo permetterebbe di avere riserve ingenti d’acqua da destinare all’agricoltura in periodi siccitosi e di frenare gli aumenti di piena che arrivano a valle. Inoltre bisogna pulire tutti gli alvei fluviali dalle sorgenti alle foci». Per Colarossi occorre ripristinare il flusso fluviale, laddove i sedimenti l’hanno modificato e togliere la vegetazione all’interno degli alvei, «evitando che i tronchi occludano le luci dei ponti in caso di piena. In ambito forestale il nostro territorio regionale è coperto da quasi il 43% da bosco (circa mezzo milione di ettari) che versa in stato di abbandono colturale. Le nostre foreste sono state sempre gestite dal tempo dei Romani al dopoguerra. La selvicoltura, infatti, permetterebbe di limitare l’avanzata degli incendi con i diradamenti e le fasce tagliafuoco, rendendo i boschi più resilienti ai cambiamenti climatici, aumentando la biodiversità di specie utili alla fauna come l’Orso», conclude, riducendo l’anidride carbonica emessa dalle attività umane». (u.c.)

