ZOOM-STORIE

La rimonta dei giovani che sono tornati alle urne. Stasera su Rete 8

i giovani alle urne
26 Marzo 2026

Alle 23.30 l’approfondimento sull’analisi della consultazione referendaria. Ospiti D’Amico e Sospiri per parlare della generazione che ha trainato il No

PESCARA.

C’è un dato politico che spicca più di tutti gli altri in questa tornata referendaria: la mobilitazione dei più giovani. Se il tasso di affluenza ha superato ogni più rosea aspettativa – e se ha vinto il No – è soprattutto grazie a loro: quella tra i 18 e i 34 anni è la fascia d’età che ha registrato la maggiore presenza alle urne. Restringendo ulteriormente la fascia alla generazione Z, dai 18 ai 28 anni, il tasso di affluenza sale addirittura al 67,5%, con il 58,5% che ha votato contro la riforma della giustizia (dati Ipsos). Ma cosa ha spinto così tanti ragazzi a recarsi alle urne? E soprattutto: quali sono le conseguenze che ne devono trarre i partiti, che hanno visto crescere l’impegno dei più giovani senza esserne la vera causa? Sarà questo il tema della prossima puntata di Zoom-storie del nostro tempo, in onda stasera alle 23.30 su Rete8.

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Tra gli ospiti il coordinatore del Patto per l’Abruzzo, Luciano D’Amico, e il presidente del consiglio regionale, in quota Forza Italia, Lorenzo Sospiri. E ci saranno anche i protagonisti di questo fenomeno, quei ragazzi che hanno smentito gli stereotipi e si sono sentiti chiamati in causa da un voto che metteva in ballo la nostra Costituzione.

Il referendum descrive una regione spaccata tra capoluoghi e piccoli centri: da Chieti a Teramo, fino a Pescara e L’Aquila (amministrate dal centrodestra) il fronte del No ha vinto con più punti di scarto. Un dato che mostra la distanza tra il semplice voto politico e questa consultazione. Basti pensare che poco più di due settimane fa a Pescara è stata confermata – a grande maggioranza – l’amministrazione guidata da Carlo Masci. «Nelle stesse sezioni in cui abbiamo vinto alle amministrative, questa volta ha vinto il No», ammette Sospiri. Una dinamica su cui hanno indubbiamente inciso i fuorisede, tornati a casa in massa per votare dopo che è stata negata loro la possibilità di esprimersi a distanza. La controprova di quest’esodo? Lo scorso fine settimana tutti i pullman dalla Capitale erano strapieni. «Anche se hanno votato contro una riforma a cui tenevo molto, sono dei patrioti», spiega Sospiri, «dobbiamo dirci fortunati di avere giovani così appassionati a un tema molto tecnico e complicato. Hanno voluto esprimere una grande partecipazione civile pensando di difendere la Costituzione da una riforma che credo non abbiano completamente compreso». Della versione opposta il consigliere D’Amico, secondo cui non c’è stato nessun problema di comprensione. Anzi, tutto l’opposto: «La vittoria del No ci dice che gli italiani hanno bocciato questo governo non appena hanno potuto, dopo 4 anni di loro bugie culminate con quelle sul referendum». Il coordinatore del Patto per l’Abruzzo è convinto che da questa esperienza positiva possano nascere le basi per costruire un’alternativa concreta: «Un’idea che vale tanto sul piano nazionale che su quello locale. In questo referendum ha vinto il No perché la materia è stata presentata in maniera chiara: dobbiamo fare lo stesso col nostro progetto politico». I numeri, però, certificano la crisi dei partiti: rispetto all’ultima tornata di elezioni regionali, il tasso di affluenza all’ultima consultazione è stato di circa 10 punti più alto. Significa che da questa votazione può nascere una nuova stagione per la partecipazione democratica oppure che segue una dinamica a parte rispetto alle elezioni politico-amministrative, che scontano lo scollamento tra classe dirigente e società? «Trasformare la valanga del No in voti per il centrosinistra dipende solo da noi», risponde D’Amico, «dobbiamo farci un bagno di concretezza e, per certi versi, anche di umiltà: serve colmare il divario tra classe dirigente ed esigenze reali dei cittadini. Questa è la strada». Intanto, un altro dato sul referendum certifica la distanza della politica dal mondo reale: il maggiore livello di astensionismo è nella fascia d’età 29-44 anni. Significa che i giovani che mettono su famiglia o entrano nel mondo del lavoro sono i più disinteressati al voto. Eppure, della politica loro dovrebbero essere i protagonisti.