La scuola senza mediatori per mille ucraini

7 Aprile 2022

La Fratta (Cgil): «Arriveranno altri bimbi, serve il personale». Desiati (Cisl): «Molti non sanno l’italiano»

Il numero di minori in fuga dalla guerra accolti in Abruzzo ha superato quota mille. Ma nelle scuole non ci sono mediatori per favorire la comunicazione con gli insegnanti, che sono in difficoltà.
Mentre i sindacati chiedono alla politica di attrezzare le scuole anche alle nuove possibili ondate di arrivi dall’Ucraina, con più personale e con più risorse economiche in campo.
LE CRITICITà E LE RICHIESTE
«Probabilmente siamo solo all'inizio di un esodo di massa che è destinato ad aumentare e a durare nel tempo», spiega Pino La Fratta, segretario della Flc Cgil Abruzzo e Molise, «attualmente non è possibile stimare il numero di studenti ucraini che arriveranno nei prossimi mesi e nemmeno dove verranno collocati sul territorio nazionale, ma di certo la macchina della solidarietà è partita ed è forte la volontà del Paese di assicurare un’adeguata accoglienza a questi cittadini, a partire da ragazzi in età scolare, predisponendo la loro immediata inclusione nelle scuole anche con l'aiuto e il supporto delle amministrazioni locali».
Quindi sul da farsi: «Il percorso va programmato e gestito in prospettiva, nella consapevolezza che le forti criticità della pandemia sono ancora tutte presenti nella quotidianità: evitare di rincorrere l’emergenza è il principio cardine che deve guidare ogni azione. Per raggiungere l’obiettivo prefissato occorre mettere gli Istituti scolastici abruzzesi nelle condizioni di poter organizzare l'inserimento e la frequenza dei bambini e delle bambine, al fine di avviare con pragmatismo gli interventi necessari. Tutto ciò richiede misure straordinarie: non solo occorre confermare “l'organico Covid”, ma serve incrementarlo prevedendo un aumento di posti, nelle scuole di tutti i gradi, soprattutto nelle zone a più alta accoglienza». Poi ancora: «La certezza sulle risorse è un aspetto importante in tutti i processi che il settore istruzione si trova ad affrontare e non può farlo con decisioni a breve termine, se non a danno di tutti i giovani, della loro formazione e socializzazione, e dell'intera comunità educante. Per il prossimo anno scolastico è prioritario potenziare le dotazioni organiche di docenti, personale educativo ed Ata, perché con i numeri attualmente in servizio non sarà possibile né gestire l'ordinario né fare accoglienza». Le richieste alla Regione: «Per questo motivo è opportuno un tavolo operativo regionale specifico, aperto alle le organizzazioni sindacali, per attuare una riflessione sullo stato delle risorse previste in Abruzzo, in modo da predisporre da subito e con stabilità le misure per far fronte all'accresciuta crisi».
I MEDIATORI
«Nelle scuole non ci sono strumenti adatti, mancano le risorse economiche e umane, e l’inserimento dei bimbi ucraini è un problema già oggi», aggiunge Davide Desiati, segretario della Cisl Scuola Abruzzo e Molise, «ci sono bimbi che non hanno padronanza nemmeno dell’inglese, ma nelle scuole non ci sono mediatori. Ad aiutare gli insegnanti, ci sono solo volontari, ossia ucraini già integrati oppure profughi che parlano italiano o almeno inglese. Questa non può essere la risposta per mille bambini, figuriamoci per numeri più alti che potremmo vedere nei prossimi mesi. Poi c’è il tema di corsi di lingua italiana per i genitori: le scuole possono essere una risorsa. La scuola quindi è pronta a fare il suo, ma deve essere messa in condizione di farlo e la politica deve decidere ora».