La sequenza non è ancora finita
Parlano i sismologi di Ingv e Cnr: si è attivata una terza faglia. Dal 24 agosto a oggi 46mila scosse
ROMA. Sistema di faglie, effetto domino, contagio sismico. Sono molti i nomi che i sismologi utilizzano per sostenere la tesi della connessione tra i terremoti che hanno flagellato l’Italia negli ultimi cinque mesi. Il fenomeno complessivo è noto: l’Appennino si sta estendendo. «Questo - spiega Alessandro Amato dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) - ha generato l’attivazione di diversi segmenti di faglia: dal primo di Amatrice nel Lazio del 24 agosto, per poi passare più a nord a Castel Sant’Angelo sul Nera nelle Marche, tornando più giù a Norcia, fino a scendere a Montereale, che è a sud di Amatrice». Faglie diverse, dunque, «un sistema - sottolinea Amato -, o le stesse che poi si attivano in tempi diversi». Quello che è sicuro è che dal 24 agosto ad oggi l’Ingv ha registrato circa 46mila scosse.
Già il 30 ottobre, dopo il terremoto di Norcia, l’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria (Igag) del Cnr aveva parlato di «contagio sismico». «Abbiamo visto negli ultimi mesi - spiega il ricercatore Andrea Billi - che si muove un segmento di faglia alla volta e quando lo fa va a sollecitare i segmenti adiacenti, che a volte possono generare terremoti successivi. Sappiamo qual è la zona in cui il fenomeno si può verificare, ma i tempi sono imprevedibili. È questo che ci penalizza, ovviamente non possiamo chiedere alle persone di abbandonare per sempre le loro case». Secondo Billi le modalità dello sciame sismico di ieri, con quattro scosse di magnitudo superiore ai 5 gradi della scala Richter nel giro di poche ore, non sono un’anomalia. «Sono modalità che abbiamo visto già in passato, nella sfortuna possiamo parlare di fortuna: l’energia si è scaricata articolandosi nelle prime tre scosse. Ora speriamo che non ce ne siano di più forti, anche se può accadere. Sicuramente dobbiamo aspettarci delle repliche di magnitudo inferiore nello sciame sismico». Spiega il ricercatore che la storia geologica di quella faglia avrebbe dovuto destare qualche preoccupazione. «Sappiamo che è una zona a rischio e, fino al passato recente, era una zona silente dal punto di vista dei terremoti forti da molto tempo. È proprio quando le faglie sono in questo stato che bisogna temere».
Il dato nuovo che le quattro forti scosse di ieri ci consegnano è l’estensione a sud - con l’epicentro a Montereale - dell’area interessata. «In realtà - spiega Amato dell’Ingv - lì c’era stata già una scossa di magnitudo 4.4, ma ora siamo arrivati ai 5.5. Il tipo di terremoto è simile ai precedenti come geometria e movimento sulle faglie: sono eventi che accadono vicini nello spazio e nel tempo e con caratteristiche analoghe. Come procederà nel futuro, però, non possiamo saperlo».
Basta guardare il profilo Twitter dell’Ingv per rendersi conto che la terra trema in continuazione, ma il più delle volte lo fa con una potenza che noi non avvertiamo. Poi ci sono le giornate che alzano drasticamente la media. Spiega Amato che alle 18 di ieri erano state registrate «quattro scosse con magnitudo superiore a cinque, sei comprese tra quattro e cinque, 41 tra tre e quattro, 149 tra due e tre. Abbiamo abbondantemente superato le 200 e probabilmente toccheremo le 300. La differenza è netta: quattro giorni fa erano 160, tre 180, l’altro ieri 120-130».
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