La Sevel ferma per 7 giorni: tutta l’automotive bloccata

24 Gennaio 2023

Numerose aziende dell’indotto dipendono dallo stabilimento di Atessa

Quando il gigante Sevel è fermo, la Valle del Sangro, tra i distretti industriali più produttivi d'Europa, ripiomba nell'incubo degli anni '60 e '70, quando veniva chiamata Valle della morte per l'altissimo tasso di emigrazione e le pochissime opportunità di lavoro, al di fuori dell'agricoltura. Basta una settimana di stop produttivo, da ieri fino al 30 gennaio per mancanza di componenti, che i fantasmi del passato si riaffacciano: almeno 20mila addetti delle fabbriche dell'indotto in affanno e, a ricasco, rallentati anche servizi, ristoranti, piccola e grande distribuzione, logistica, perfino il traffico sulla provinciale è più snello.
Sevel, oggi Fca Italy dopo essere entrata a tutti gli effetti a far parte della galassia Stellantis, quarto produttore mondiale di veicoli, con i suoi 5.400 addetti (negli anni d'oro erano arrivati a sfiorare i 7mila) muove in Abruzzo il 12% del Pil regionale. Frenare, anche solo per poco, la corsa della più grande fabbrica di veicoli commerciali d'Europa non significa quindi soltanto provocare uno tsunami in Val di Sangro, ma innestare anche un drammatico effetto-domino in tutto Abruzzo.
L'INDOTTO
Isringhausen che produce sedili, Ma srl che realizza angolari, traverse dei telai e longheroni per i furgoni, Tiberina Sangro che effettua lavorazioni di stampaggio e saldatura e produce componenti, ma anche altre piccole e medie imprese che realizzano pneumatici o altri pezzi per furgoni commerciali leggeri: le fabbriche satellite di Fca Italy hanno dovuto tutte fermarsi e chiedere dalle quattro alle cinque giornate di cassa integrazione. Ogni addetto Sevel, calcolano da sempre i sindacati, equivale a due-tre dipendenti in altri stabilimenti della sub-fornitura. E quando Fca Italy ha dovuto interrompere bruscamente il passaggio ai 18 turni, avviato nel maggio del 2021, riportando la turnistica a quindici, questo ha significato la perdita di almeno 1.000 lavoratori diretti e circa 3-4.000 per l'indotto.
LA CRISI
DELLA COMPONENTISTICA
Il problema della carenza dei semiconduttori, il cosiddetto chip shortage, parte da lontano, ovvero dalla concentrazione, stabilimento dopo stabilimento, di quasi tutte le fabbriche produttrici di questi componenti in Cina e Taiwan qualche decennio fa. Ma è solo nel 2020 che il problema si è conclamato in tutta la sua drammaticità. Lo scoppio della pandemia e la diffusione del Covid ha costretto alcuni produttori mondiali a ridurre la produzione e l’acquisto di componenti dei chip. E dal febbraio scorso la guerra in Ucraina ha assestato il colpo di grazia a mercati, logistica, trasporti, materie prime. L'Abruzzo soffre particolarmente della carenza dei semiconduttori.
«Per ogni vettura», spiega Amedeo Nanni, segreteria Fim-Cisl Abruzzo e Molise, «sono necessari fino a 1.500 chip per le parti elettroniche del mezzo, dai cablaggi, alle frecce, ai tergicristalli».
LA PRODUZIONE
A risentirne fortemente è la produzione. Sevel ha perso quest'anno oltre 40mila furgoni fermandosi a quota 206mila veicoli dopo aver effettuato oltre 140 turni di fermo produttivo equivalenti ad oltre un mese di stop. Lo scorso anno le giornate di fermata erano cominciate ad arrivare a febbraio, quest'anno molto prima. «Una settimana di fermo», considera Domenico Bologna, segretario generale Fim-Cisl Abruzzo, «equivale già a circa 6.000 furgoni in meno. Crediamo che sia a livello regionale che nazionale questo drammatico problema dei semiconduttori sia sottovalutato. Come Fim abbiamo fatto appelli a tutti i livelli e sollecitato la Regione a prevedere una eventuale riconversione nella produzione di microchip adatti all'automotive nello stabilimento della LFoundry di Avezzano».
«Insieme al collega D'Amario», spiega Pietro Quaresimale, assessore regionale al Lavoro, «valuteremo il da farsi. Conosciamo la situazione, stiamo studiando le possibili vie di uscita».
L'APPELLO DI CONFINDUSTRIA
La penuria di commodity, di semiconduttori e di microchip, unitamente all’esplosiva crescita dei costi logistici ed energetici, rappresentano «una minaccia incombente, un problema che affligge ormai da tempo l’industria automobilistica in Italia e nel mondo», fornisce un quadro Silvano Pagliuca, presidente di Confindustria Abruzzo, «i dati parlano chiaro, il comparto in Abruzzo produce l’11% del Pil (in Italia la percentuale è del 6%), vale 8 miliardi di fatturato, conta 25.000 addetti (poco meno di un decimo del totale del Paese) e rappresenta il 55% dell’export regionale. Il Sistema imprese è impegnato nel contribuire a raggiungere gli obiettivi climatici di Parigi con una drastica riduzione delle emissioni di gas serra del 55% fino al 2030 e la piena neutralità climatica entro il 2050. L’ attuale crisi energetica e la scarsità dei componenti – uniti all’aumento dei costi delle materie prime e al rafforzamento del dollaro – stanno creando situazioni di stallo nelle imprese del settore e dell’indotto: siamo chiamati però a trovare, d’intesa con le istituzioni e la politica, concrete soluzioni e nuove prospettive di crescita. In particolare, voglio ricordare sempre che una Regione come la nostra, se ben collegata a livello di infrastrutture con l'Europa, il Mediterraneo e il mondo intero, consentirà alle aziende di gestire flussi logistici più efficaci ed efficienti, sia per l'arrivo delle materie prime che per la distribuzione dei prodotti».
NEL VASTESE
La crisi obbliga alla prudenza e il futuro dopo le ferie natalizie fa ancora paura ai lavoratori di Piana Sant’Angelo. Il 2022, a detta dei sindacati, è stato l'anno peggiore dell’ultimo decennio per quasi tutte le aziende. In questi giorni nelle fabbriche sono previsti gli incontri per programmare il futuro. pieno di ostacoli , a partire dal perdurare della crisi dell'automotive a cui si aggiunge la mancanza di componentistica.
DENSO
Dopo la sforbiciata del personale, al momento Denso vive un momento tranquillo. Ad aprile arriveranno importanti ordinativi dalla General Motors. La rotazione della cassa integrazione però non è ancora finita. La crisi che ha coinvolto tutte le case automobilistiche europee ha creato non pochi problemi. Fiom ,Fim , Uilm e Fismic nei giorni scorsi hanno rimarcato la necessità di creare le condizioni di sostenibilità sociale perché il passaggio verso l’elettrico creerà altri esuberi. Alla Denso il 90% della produzione è destinata a motori endotermici, quindi a breve potrebbe esserci un notevole abbassamento di volumi. «La politica», dice il segretario della Cisl, Primiano Biscotti, «deve intraprendere le iniziative necessarie affinché si possa salvaguardare il futuro a una realtà come la Denso che da oltre 50 anni è presente a San Salvo».
PILKINGTON
Il 2023 è un anno di attese e speranze per il colosso del vetro. Pilkington continua a scommettere sul Vastese e la Regione ha assicurato che le darà una mano. A fine anno il colosso vetrario ha annunciato nuovi investimenti. La frenata del mercato dell’auto tuttavia e soprattutto il lievitare dei costi energetici induce anche l’industria vetraria alla prudenza. L’azienda è la più energivora della regione e in collaborazione con Arap punta sull'idrogeno per contenere i costi . Per far fronte alla carenza di ordini del settore auto a San Salvo da un anno si produce anche vetro per l'edilizia.
ASSOVASTO
Inizio anno con l’incognita del futuro anche per le aziende dell’indotto. Le incognite riguardano soprattutto il mantenimento della produzione legato all’automotive che subisce continue delocalizzazioni in altri Paesi. A peggiorare le cose è la mancanza di componentistica e materie prime. Un problema che ha obbligato la Sevel a fermarsi per una settimana. «Lo stop di Sevel condiziona anche il nostro indotto», dice il direttore di AssoVasto, Giuseppe La Rana, «la crisi di chi non riesce a soddisfare gli ordini per carenza di materie prime è superiore a quella di chi ha crisi di ordinativi . Il distretto dell'automotive è strategico per l'economia del Vastese. Occorrono risorse fresche da riservare alle aree industriali».
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