«La sfida alle svendite on line»

Parlano i rappresentanti dei negozianti: solo il 17% compra sul web
PESCARA. Saldi, la parola passa ai rappresentanti di categoria.
Hanno ancora un senso in un momento in cui si parla di obsoloscenza dei negozi colpiti dallo sviluppo del commercio in rete? «Ritengo di sì», risponde Marisa Tiberio, vicepresidente di Confcommercio Abruzzo, «le vendite dei prossimi giorni saranno essenziali per chiudere una stagione non positiva. I saldi hanno ancora senso», continua, «se sono sostenibili. Che significa comprare nei negozi di prossimità, quelli che animano le nostre vie, i nostri centri, le nostre città, toccare con mano la qualità, provare e trovare le taglie giuste, il tutto senza ansie di attese di un corriere senza ricorrere a fastidiose procedure di reso». L’indice è quindi puntato contro le vendite on line: «Senza contare», sottolinea in questo caso Tiberio, «che gran parte dei prodotti arriva a destinazione con pacchi e imballaggi che dovranno essere smaltiti. Comprare nei negozi è certamente più sostenibile dal punto di vista ambientale e decisamente più stimolante dal punto di vista relazione».
Per Lido Legnini, direttore regionale di Confesercenti, «Con i saldi di fine stagione i negozi fisici non temono la concorrenza. Secondo uno studio elaborato da Confesercenti nazionale con Swg su un campione di 1.200 consumatori, nel periodo di saldi solo il 17 per cento degli italiani acquista online». Sempre secondo Legnini: «Per i negozi abruzzesi sono molte anche le incognite, a partire dal clima anomalo che stenta ad invitare all’acquisto di capi invernali, anche se a prezzo più basso».
C’è poi il fattore dell’incertezza economica: «Il 43% acquisterà per meno di 100 euro, mentre il 47% spenderà tra il 100 ed i 300», spiega il direttore di Confesercenti, «solo il 6% ha previsto una spesa tra i 300 ed i 500 euro, mentre il 4% più di 500 euro». Non aiuta, inoltre, quella che Confesercenti chiama “bulimia delle promozioni”, ovvero il bombardamento di sconti e promozioni che indeboliscono, rispetto al passato, la unicità dei saldi di fine stagione. Ma per entrambe le associazioni di categoria, nonostante la crescente concorrenza del web, i saldi rimangono un evento legato soprattutto ai negozi fisici, scelti dai consumatori 8 volte su 10: il 33% degli acquisti dei saldi avverrà infatti in una grande catena o presso negozi brandizzati, seguiti da vicino dai negozi indipendenti, cui si rivolgeranno il 28% dei clienti. Il 22% sceglierà infine un outlet, mentre solo il 17% cercherà l’affare scontato sul web.
Quest’anno, in cima ai desideri degli italiani ci sono le scarpe: è la spesa prevista dal 47% di chi ha già deciso di comprare. Seguono prodotti di maglieria (45%), capispalla (27%), capi di camiceria (26%), magliette e intimo (entrambi al 22%). Ma c’è anche un 15% in cerca di borse ed un 12% di altri accessori, dalle sciarpe alle cinture.
«È comunque giunto il momento che la categoria sia investita da un’analisi profonda sul commercio elettronico», riprende Legnini, «che con l’eccezione del settore alimentare è destinato ad entrare con sempre maggior decisione nella vita delle famiglie. Piaccia o non piaccia, il commercio sarà sempre più online e i negozi indipendenti devono ragionare su come cogliere queste opportunità. Come Digital Innovation Hub di Confesercenti stiamo lavorando su un intervento fortemente innovativo sotto questo aspetto. Compito delle associazioni di categoria», conclude, «dev’essere quello di formare, indicare le opportunità, fornire strumenti. I dati sulle abitudini di acquisto dei millennials, ovvero dei consumatori più giovani, infatti impongono inesorabilmente scelte radicali che per i piccoli negozi possono essere l’occasione per riconquistare un ruolo centrale». (c.s.)

