«La situazione è drammatica Servono strutture assistenziali»

PESCARA . Sono milioni i malati di Alzheimer nel mondo, tanto da spingere l’Oms a definire le demenze una priorità mondiale di salute pubblica. E in Abruzzo la situazione è drammatica, soprattutto...
PESCARA . Sono milioni i malati di Alzheimer nel mondo, tanto da spingere l’Oms a definire le demenze una priorità mondiale di salute pubblica. E in Abruzzo la situazione è drammatica, soprattutto per quanto riguarda l’assistenza, lasciata quasi esclusivamente a carico delle famiglie. «In Italia», spiega il dottor Carlo D’Angelo, presidente dell’Associazione Alzheimer uniti Abruzzo, che ha sede a Pescara e che al momento conta circa 100 iscritti, «si stima vivano circa un milione di persone affette da demenze. A livello mondiale sono 35-40 milioni, e nel 2030 saranno il doppio». Eppure, nonostante le proporzioni del “fenomeno”, stenta a decollare un modello assistenziale in grado di alleggerire il carico delle famiglie. «In Abruzzo», spiega il dottor D’Angelo, «abbiamo i centri Uva (Unità valutativa Alzheimer), che con la riforma si chiameranno Cdcd (Centri di diagnosi e cura della demenza. Ce ne sono 4-5 per ogni Asl, e hanno il compito di diagnosticare le demenze, di prescrivere i farmaci che servono per ritardare l’evoluzione della malattia». Sì, perché la buona notizia è proprio questa: è vero che non esistono al momento cure risolutive, ma almeno ritardare si può. «Bisogna diffondere una cultura diversa intorno a questa malattia», prosegue il dottor D’Angelo, «perché c’è un po’ di disattenzione. Le famiglie dei pazienti sostengono un peso enorme per assistere i loro cari 24 ore al giorno. È chiaro che la famiglia, lasciata sola, non può farcela». E allora, una risposta potrebbe essere la creazione di «centri semi residenziali dove si va di giorno», prosegue lo specialista, «un po’ come accade per i bambini della materna che vanno a scuola, stanno insieme, mangiano. Strutture dove praticare la terapia occupazionale, e di sera, fare ritorno a casa». Poi c’è anche il caso di pazienti particolarmente agitati, a volte violenti. «Per loro», osserva «c’è bisogno di un ambiente protetto, di residenze sanitarie attive 24 ore al giorno». Complessivamente, «serve un modello di gestione integrata, di continuità dell’assistenza. Bisogna unire le forze perché le demenze sono un problema sociale ed economico». (a.bag.)

