«La soluzione è aiutarli nella scelta»

24 Marzo 2024

L’analisi dei dati sulla scuola. L’intervento di Pino La Fratta, segretario della Flc-Cgil

PESCARA. «I dati della dispersione scolastica dell’Abruzzo, se da un lato sono positivi perché ci collocano sotto la media nazionale degli abbandoni (9,3% a fronte dell’11,5%), dall’altro testimoniano come non si deve mai abbassare la guardia rispetto a tale fenomeno, anche perché nel 2022 il tasso di abbandono in regione è aumentato dell’1,2%».
Così esordisce Pino La Fratta, segretario per l’Abruzzo e il Molise della Flc Cgil. Ecco il suo intervento affidato al Centro.
«Analizzare le cause di questo fenomeno e cercare di adoperarsi per trovare soluzioni crediamo che sia il compito della politica, sia nazionale che regionale. In tal senso, riteniamo che non servano provvedimenti tampone o bandiera, come quelli rappresentati da stanziamenti una tantum (ad esempio l’Agenda Sud) o pseudo riforme come quelle che mirano a tagliare un anno degli Istituti tecnici e professionali, pensando di cambiare i programmi per rispondere alle esigenze del mercato. Noi pensiamo che il ruolo principale della scuola non sia quello di addestrare, ma di formare cittadini consapevoli, con competenze trasversali e capacità di ragionamento e analisi, che sappiano confrontarsi con un mondo lavorativo in continua evoluzione.
Per combattere la dispersione serve innanzitutto un orientamento mirato sui ragazzi, sulle loro attitudini e capacità, mentre troppo spesso la scelta del tipo di scuola e delegata a fattori esterni (la famiglia, gli amici, i lustrini degli “Open Day” declinati in ottica di competizione tra scuole).
Occorrono inoltre risorse e investimenti strutturali sul diritto allo studio per i ceti meno abbienti (libri di testo, trasporti gratuiti, borse di studio), un incremento degli organici che possa consentire una drastica riduzione del numero degli alunni per classe (soprattutto nel primo biennio della scuola secondaria di secondo grado e negli istituti professionali). Non è un caso, infatti che siano proprio i ragazzi che provengono da ambienti socialmente svantaggiati ad avere maggiori probabilità di abbandono precoce degli studi: sono questi i settori dove è necessario concentrare gli interventi». (l.c.)
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