La Soprintendenza va via Gli uffici trasferiti a Chieti

Chiude la sede ospitata da trent’anni nel museo della casa natale di D’Annunzio Alessandrini e Blasioli scrivono al ministro: «Pescara penalizzata, inaccettabile»
PESCARA. Il Comune affila le armi per opporsi alla paventata chiusura della sede pescarese della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio dell’Abruzzo. Il sindaco Marco Alessandrini e il vice sindaco Antonio Blasioli hanno sottoscritto ieri una lettera indirizzata al ministro dei Beni culturali Roberto Bonisoli, al sottosegretario Gianluca Vacca (parlamentare del Movimento 5 stelle eletto in Abruzzo), al segretario generale Giovanni Panebianco e alla soprintendente Rosaria Mencarelli.
Nei giorni scorsi, è venuta fuori la notizia della possibile chiusura della sede di Pescara, ospitata nel museo della casa natale di D’Annunzio in corso Manthoné, e attiva da circa trent’anni. Alessandrini e Blasioli, che lamentano tra l’altro di non averne ricevuta comunicazione diretta, definiscono l’idea di sopprimere questi uffici «una grave quanto immotivata perdita per Pescara e il suo territorio, perché la sede, istituita dal ministero nel 1988, ha svolto ininterrottamente attività di tutela e valorizzazione del territorio, costituendo riferimento per la collettività e gli enti locali».
Viene tirata in ballo «la ricaduta in termini di prestigio per la città e la tanta utenza alla quale la sede eroga supporto, sia privata sia pubblica». «Rispetto a quest’ultimo punto», sottolinea la lettera dei due amministratori, «ci duole non averne avuto la benché minima avvisaglia, nonostante il Comune, con Provincia e Regione e gli ulteriori enti pubblici territoriali, si raffrontino costantemente con la soprintendenza». Sindaco e vice sindaco si dicono sconcertati dalla notizia «perché improvvisa e inattesa, ma soprattutto per la ricaduta in termini di servizio che avrebbe sull’area vasta di Pescara e non solo, visto che la sede pescarese, agevole da raggiungere e maggiormente fruibile di Chieti, ha competenza di tutela anche sull’intero territorio teramano e gran parte della provincia di Chieti».
Alessandrini e Blasioli sono convinti che gli uffici di corso Manthoné possano continuare a svolgere i propri servizi, e che un ipotetico spostamento non sia giustificato da esigenze economiche. «Ci risulta», ricordano sindaco e vice sindaco, «che la divisione tra museo e uffici della soprintendenza all’interno dello stabile sia stata confermata da un accordo firmato solo nel 2015 e a seguito del quale sono stati fatti ulteriori ingenti lavori di adeguamento del secondo piano alle attività della soprintendenza, con investimento di denaro pubblico, perché la sede e i suoi 15 dipendenti rimanessero lì». «Se alla base ci fosse la volontà di scindere la soprintendenza dal museo», aggiungono Alessandrini e Blasioli, «sarebbe stato sufficiente condividerla con il Comune per avviare una ricerca sul territorio cittadino, dove c’è ampia disponibilità di spazi demaniali».
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