La storia di Andreina: io prof con la valigia per diventare di ruolo

1 Ottobre 2014

A 51 anni, l’insegnante pescarese ha lasciato marito e figli per una cattedra a Bologna. Ma c’è anche chi arriva a Pescara

PESCARA. «Mia figlia non comprende a pieno perché all’uscita da scuola le altre mamme ci sono e la sua no, ma non potevo fare altrimenti». Andreina Selvaggio è una mamma pescarese di 51 anni che di mestiere fa la maestra. Precaria. Talmente precaria che dopo 15 anni di attese davanti al telefono, nella speranza di una chiamata per qualche supplenza in qualunque classe e in qualsiasi paese della provincia pescarese, ha deciso di lasciare marito e figli ed emigrare. In cambio, finalmente, di un posto fisso.

«Ho scelto la provincia di Bologna perchè facendo due conti mi sembrava che ci fossero abbastanza posti. Con il mio punteggio mi sono piazzata diciottesima, pensavo che non sarei rientrata neanche questa volta e invece lì ci sono talmente tante possibilità che mi hanno chiamata subito, e il 28 agosto ho firmato. Una liberazione». Un po’ com’è successo alle maestre della scuola dell’infanzia (256 abilitate in attesa) entrate di ruolo quest’anno nel Pescarese: oltre alle 9 vincitrici di concorso, le altre nove, prese dalla graduatoria, arrivano tutte dalla Puglia, provincia di Foggia e Lecce. Perché meno posti ci sono, più a lungo si resta supplenti e più si accumulano punti che moltiplicano il loro valore nelle province dove, invece, la richiesta è comunque superiore a quella della zona di provenienza. È il motivo per cui quest’anno, in concomitanza con la riapertura e l’aggiornamento delle graduatorie provinciali, tanti precari, dal sud, hanno scelto di emigrare, incoraggiati anche dal fatto che il periodo obbligatorio di permanenza è sceso da cinque a tre anni. «È uno dei motivi che mi ha aiutato a decidere», racconta ancora Andreina che a Bologna ha preso un appartamentino con altre colleghe nella sua stessa situazione.

«Tante siciliane, ma ci sono anche pugliesi, campane, un esodo», va avanti la maestra pescarese che confida la commozione del giorno della firma, «una festa per tutti, con intere famiglie, figli, genitori, suoceri, tutti lì arrivati dal sud d’Italia per la seconda vita che cominciava». Un traguardo che Andreina paga comunque a caro prezzo. «Ho un figlio grande che studia fuori, ma anche una bambina alle elementari. Ho dovuto prendere una persona che la segue e che dà una mano alle nonne, ma proprio per mia figlia ho chiesto di fare il part-time almeno per questo primo anno». Così, se da una parte ha il vantaggio di tornare a Pescara ogni mercoledì sera, ripartendo per Bologna la domenica sera, dall’altra ha lo stipendio dimezzato con le spese che si sono triplicate. «È come se non lavorassi, ma non importa, per me è un investimento per entrare finalmente di ruolo».

Un investimento, anche, per riprendersi da 15 anni di rabbie e frustrazioni. «Ho iniziato nel 1999 con supplenze di pochi giorni, poi è stato un crescendo, sono arrivata anche a supplenze annuali, spostandomi ovunque, a Bussi, Popoli, Catignano, Passo Cordone, solo Civitella Casanova ho saltato. È stato un percorso a salire, fino a che non ci si è messa di mezzo la riforma Gelmini che ha abolito il modulo con tre insegnanti e introdotto la maestra prevalente. Da lì hanno iniziato a diminuire i posti, con le classi che intanto aumentavano di numero. Invece di migliorare in graduatoria ero sempre là, a conteggiare i 180 giorni di supplenza che garantiscono i 12 punti che non ti fanno indietreggiare. Gli ultimi tre anni sono stati catastrofici, ne stavo risentendo anche da un punto di vista professionale e alla fine, a malincuore, con mio marito ho deciso. Ora mi sono iscritta a un corso di specializzazione all’Aquila per insegnanti di sostegno, perché rientrare non sarà affatto facile, ma con la specializzazione c’è qualche possibilità in più. Spero di incastrare la frequenza all’Aquila nei giorni che torno a Pescara».

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