La storia strana di terme che rimangono invendute

Tutti i nodi ancora da sciogliere dopo il sesto tentativo di asta andato deserto A chi giova questo stallo? Interviene in modo deciso Federterme nazionale
PESCARA. Sei aste andate deserte trasformano le terme di Caramanico, la Chianciano d’Abruzzo, in un caso nazionale.
È una strana storia che va in controtendenza e stride troppo con il business del momento, l’economia del benessere, volano di turismo e posti di lavoro. Ma Caramanico Terme non attrae compratori, il bene si deprezza, va in malora e l’Abruzzo perde una grande occasione. Deserta anche la sesta asta sia per il lotto uno, relativo allo stabilimento termale, che per il due dell’hotel la Reserve, spacchettati tra di loro e, ancora peggio, separati dalle concessioni per la captazione delle acque dalle sorgenti termali, che appartengono alla Regione Abruzzo e restano senza affidatario. In parole semplici è come tentare di vedere separatamente carrozzeria e motore di un’auto da corsa sapendo che non ci sarà il carburante per farla viaggiare veloce. E le terme di Caramanico sono è un’auto da corsa con una storia antica.
Le origini risalgono al 1576, quando Padre Serafino Razzi parla nel suo diario dei benefici della fonte “Zolfanina”. Ma la vera attività del centro termale parte qualche secolo dopo, nel 1836, quando viene realizzata la prima rudimentale struttura. La costruzione dello stabilimento invece è datata 1901. Cure inalatorie, fangoterapia, cure idropiniche, massoterapia, riabilitazione respiratoria ma anche le irrigazioni: gli anni d’oro di una stazione termale unica in Italia, perché immersa nel Parco della Maiella, cominciano con il boom economico del Sessanta e vanno avanti fino a un’evitabile debacle dell’ultima società di gestione che si consuma nel 2000. Oggi a chi giova non far ripartire le terme?
Chiede di saperlo anche Federterme Confindustria nazionale, che interviene in modo deciso: «Seguiamo da sempre e con grande attenzione la situazione delle Terme di Caramanico che resta la principale realtà termale abruzzese, e abbiamo appreso con sincera preoccupazione che la nuova asta per la vendita dei due lotti tenutasi qualche giorno fa è andata ancora una volta deserta, come era largamente prevedibile. Questo ulteriore fallimento evidenzia in modo inequivocabile che l'approccio tenuto fino ad oggi per la soluzione del problema non va assolutamente nella giusta direzione, anzi…», esordisce l’associazione.
«Auspichiamo pertanto che in occasione del prossimo bando sia rivista la decisione di separare il complesso in due lotti, prevedendo invece un unico avviso di vendita che comprenda sia le strutture termali che quella alberghiera, accrescendo sicuramente la possibilità di successo della procedura di vendita all’incanto.
La stretta interconnessione tra attività termale e attività turistico-ricettiva», prosegue Federterme, «rende sostanzialmente inscindibili le due componenti aziendali che, soltanto se trattate in modo unitario possono risultare attrattive per un potenziale acquirente a vantaggio del territorio, dell’occupazione e del benessere dei cittadini».
E infine: «In un periodo in cui il sistema termale risorge in tutta Europa l’abbandono delle terme di Caramanico è frutto di un percorso errato e di valutazioni sballate. Si chiede agli organi competenti di adeguare la procedura, nel rispetto della legge, alla realtà e al mercato per non completare la distruzione delle Terme, ormai in rovina dopo anni di abbandono».
Ma i tasselli del mosaico, si diceva, sono tre. I primi due, a causa del susseguirsi dei ribassi, hanno ormai raggiunto una base d'asta di 5.215.890 euro per il lotto delle Terme e 7.074.088 euro per la Reserve (a fronte dei 10 milioni originari per la prima e i 14 per la seconda). Una cifra praticamente dimezzata che tuttavia non ha attratto alcun compratore.
E non poteva essere altrimenti perché, dopo nove mesi, Areacom, il braccio operativo della Regione in materia di grandi appalti pubblici, non è ancora riuscita a sottoscrivere la convenzione per lo sfruttamento delle acque. La gara è stata effettivamente assegnata il 29 gennaio 2024 a una società di Chieti Scalo, ma l'affidamento è stato formalizzato solo sette mesi dopo. Sono però trascorsi altri due mesi senza che la convenzione fosse sottoscritta a causa di errori e carenze. «Qualche settimana fa», afferma Antonio Blasioli, consigliere regionale del Pd, «avevamo pronosticato che il grave ritardo accumulato da Areacom e Regione per la sottoscrizione della concessione delle acque termali con la società vincitrice avrebbe determinato l'ennesima asta deserta».
E così è stato. Ma quale potrebbe essere la soluzione, ammesso che ci sia la volontà di adottarla? La Regione potrebbe davvero salvare le sorti di Caramanico e delle sue terme mettendo insieme carrozzeria, motore e carburante: acquistando i beni messi all’asta dal tribunale e riunendoli in un’unica partita con la concessione per lo sfruttamento delle acque. Perché è certo che scorporare terme, hotel e acqua potrebbe generare anomale posizioni di vantaggio. A chi giova farlo? (l.c.)
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