La testimone: una botta forte e poi ho visto l’uomo a terra
PESCARA. «Ho sentito “bum”, come una botta, e poi ho aperto la finestra. Tirava un vento fortissimo, sbatteva tutto. Ho visto qualcosa per terra, all’inizio pensavo a un giubbotto caduto, ma poi mi...
PESCARA. «Ho sentito “bum”, come una botta, e poi ho aperto la finestra. Tirava un vento fortissimo, sbatteva tutto. Ho visto qualcosa per terra, all’inizio pensavo a un giubbotto caduto, ma poi mi sono accorta che era un uomo e ho chiamato il Pronto soccorso». La testimone ha i capelli biondi, gli occhi azzurri colmi di lacrime e i lineamenti tipici delle donne dell’Europa dell’Est. L’italiano lo mastica abbastanza bene da raccontare i dettagli di quello che ha visto e sentito ieri mattina, quando Ezio Montanaro, l’operaio edile di 55 anni di Pescara ha perso la vita sul lavoro in un condominio di via Monte Sirente.
«Erano le 7.40 stavano lavorando al cantiere come ogni giorno», riesce ad aggiungere la donna prima di rientrare in casa, visibilmente scossa, in quella stessa palazzina dove si è consumato l’ultimo incidente sul lavoro. L’area del cantiere da ieri intorno alle 13.45 è stata sottoposta a sequestro penale dalla polizia, in attesa degli accertamenti richiesti dalla Procura. La donna è stata sentita dai poliziotti e dall’Ispettorato del lavoro della Asl, che ha raccolto a caldo sommarie informazioni sul caso, in attesa di cristallizzare la testimonianza nei prossimi giorni. Gli altri vicini, invece, la coppia di anziani che abita nell’edificio adiacente e due donne che vivono in un condominio poco distante, raccontano di non essersi accorti di nulla, soltanto delle sirene del 118 e delle forze dell’ordine che hanno percorso via Monte Sirente a tutta velocità, sperando di riuscire a salvare la vita di Ezio Montanaro. Tutti però ricordano bene il volto della vittima. «Ci siamo svegliati alle 9 quando era già successo tutto, è una tragedia», raccontano i due anziani. «Non ho sentito nessun rumore, ho aperto la finestra alle 8 e c’era la polizia qui in strada», sottolinea una donna che preferisce però mantenere l’anonimato, «sono circa tre mesi che gli operai lavorano nel cantiere. Lui lo vedevo tutti i giorni, ci conoscevamo e salutavamo. Era di corporatura grossa, un omone molto gentile. L’ultima volta l’ho visto ieri (venerdì per chi legge n.d.r.) stava andando a prendere il caffè con i colleghi». Probabilmente l’ultimo con gli operai dell’impresa Di Giovanni e Di Giovanni. (y.g.)
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