«La tragedia di mio padre non è servita»

Lo sfogo di Domenico Pagliari, figlio del balneatore ucciso da un pluriomicida a Villa De Riseis
PESCARA. «Possibile che la tragedia di mio padre non ha insegnato niente?». È arrabbiato Domenico Pagliari, uno dei tre fratelli titolari dello stabilimento Apollo che a luglio del 2006 dovettero solo attraversare il lungomare per entrare in un incubo che mai si sarebbero immaginati di vivere: il padre Mario, che al parco andava quotidianamente a giocare a carte era a terra freddato da due colpi di pistola da un detenuto in permesso premio, ex camorrista pluriomicida, che si occupava della manutenzione del parco per conto di una cooperativa. «Ma è possibile», dice Pagliari, «che continuano a reinserire chi ha ucciso, mettendoli a lavorare nei parchi, dove stanno i bambini?». È un dolore che non passa, ma che invece aumenta con la rabbia di un’ingiustizia che continua, quella che denuncia Pagliari: «C’è una legge che dice che noi, familiari delle vittime uccise in questo modo, non abbiamo diritto ad alcuni risarcimento, che la mia famiglia avrebbe dato in beneficenza. Ma il problema è che sì, concedono il lavoro esterno ai detenuti, ma nessuno li controlla. L’assassino di mio padre era un pluriomicida, ma nessuno sapeva che stava lì. Per questo abbiamo fatto causa allo Stato, a parte quella che non siamo riusciti a fare nei confronti del magistrato che gli ha concesso quel permesso. Perché chi doveva controllare non l’ha fatto. Sembrava tranquillo, eppure per uno screzio ha ucciso mio padre». (s.d.l.)
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