La vedova Orlando «Mio marito ucciso, nessuna giustizia»

Alla cerimonia di premiazione delle attività storiche riconoscimento anche al bar pasticceria di via Puccini
PESCARA. «Non mi sento di dire nulla, questo premio appartiene a mio marito».
Poche parole sussurrate al microfono, ma dietro gli occhi lucidi la vedova Patrizia Chiavaroli nasconde un dolore atroce che va avanti da 18 lunghi mesi.
La targa di "Attività storica" per il bar pasticceria Orlando, punto di riferimento della città e della marina fin dal 1977, la famiglia l'ha dedicata al fondatore Giandomenico, volto affabile e sorridente del locale in via Puccini, all'angolo con via Buozzi, assassinato con una coltellata alla gola nel maggio 2015.
A ritirarla, ieri pomeriggio nella sala Tosti dell'Aurum durante la cerimonia di consegna dei riconoscimenti organizzata dall'assessorato alle Attività Produttive del Comune guidato da Giacomo Cuzzi, accanto alla vedova anche i figli Alessio e Francesca.
«Noi stiamo andando avanti soltanto per la memoria di mio padre, ma sarebbe da chiudere tutto perché non c'è giustizia, siamo stati lasciati soli», sbotta la figlia, Francesca, a margine dell'incontro. «Ci vuole la forza di volontà che arriva dal Signore», prosegue, «non lo sappiamo nemmeno noi come si fa a continuare a vivere in queste condizioni».
Il riferimento è all'assassinio del papà sulla soglia della pasticceria per mano del vicino di casa, Giovanni Grieco, apparentemente esasperato dai rumori continui provenienti dal laboratorio dolciario e più volte denunciato dalla famiglia per le ripetute minacce nei loro confronti. L'uomo si è poi suicidato in cella qualche mese dopo l'omicidio, mentre sua madre continua ad abitare nella palazzina al piano superiore della pasticceria.
«Il delitto di mio marito è rimasto impunito», rimarca la vedova, Patrizia Chiavaroli che, dopo aver ritirato il premio del Comune, dà sfogo alla sua amarezza, «mi chiedo dove sia la giustizia. Chi l'ha accoltellato si è suicidato, ma noi che siamo rimasti lì tra mille sacrifici dobbiamo continuare a vedere ogni giorno i suoi parenti, a sentirci le parolacce che arrivano al nostro indirizzo dal loro balcone al primo piano. Io faccio finta di nulla, ma è dura. Quella è una famiglia senza dignità né sentimenti». A 18 mesi dall'omicidio di Giandomenico Orlando il dolore della perdita è una ferita che non si rimargina mai. La targa, consegnata dall'assessore per premiare un'attività conosciuta e apprezzata da tutti i pescaresi, sarà posizionata nel laboratorio, su quel tavolo dove il capofamiglia scomparso era solito lavorare chino per preparare le creme per farcire le bombe e i cornetti per la colazione dei pescaresi.
«Non c'è giustizia», sottolinea Patrizia Chiavaroli, «purtroppo quando capiti in questo vortice ti accorgi che, dopo il clamore dei primi giorni, più passa il tempo e più la gente si dimentica di te. Ha ragione mia figlia, siamo stati lasciati soli dalle istituzioni e dall'amministrazione comunale. Anzi, dirò di più: le istituzioni non servono a nulla perché non ci tutelano e ci lasciano allo sbando».
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