La vicina intervenuta per prima: «Il padre stava vagando per casa»

19 Luglio 2014

PESCARA. «Oggi M. non c’è, è andata all’Aquila, non ce la faceva a reggere qui il dispiacere e soprattutto l’andirivieni di persone che poi sono venute a chiedere». Lo riferisce un vicino di casa,...

PESCARA. «Oggi M. non c’è, è andata all’Aquila, non ce la faceva a reggere qui il dispiacere e soprattutto l’andirivieni di persone che poi sono venute a chiedere». Lo riferisce un vicino di casa, che, fino alla mezzanotte di giovedì è stato a giocare, per il compleanno di una bambina, col piccolo Maxim, nel cortile di casa a fianco dei Maravalle. M. è la signora che la scorsa notte, come ha raccontato il dirimpettaio, chiamata dalla moglie di Massimo Maravalle, il padre di Maxim, è salita nell’appartamento al secondo piano e si è trovata davanti alla tragedia. «M. pensava, così mi ha raccontato stamattina», riferisce l’uomo, che nel frattempo entra nel cortile del condominio dove abitava il bambino, «che si trattasse della solita richiesta di iniezioni, cosa che di prassi praticava, visto anche che M. sarà un futuro medico. Pensava che si trattasse di una colica renale. Invece, si è trovata di fronte il piccolo Maxim che non respirava già più e il padre che vagava per casa». Il vicino che parla è stato uno degli ultimi a vedere Maxim. «Siamo stati insieme fino a mezzanotte, con la mamma del bimbo e altri amici, con il padre che è rimasto in casa, per festeggiare il compimento degli anni di una bambina. Abbiamo giocato con una pallina e con un cane, il bambino s’è divertito tanto e come al solito era vivace».

Insomma, nulla che lasciasse presagire la tragedia. E al civico 44 di via Petrarca, diventato meta di pellegrinaggio per conoscenti e curiosi, mentre due condòmini che rientrano non se la sentono di parlare, chi nella mattinata di ieri ha fatto la spola più volte dal locale di via Ariosto dove lavora, è una parrucchiera ancora incredula. «Ho visto padre e figlio venerdì scorso», ricorda, «quando Maximin, accompagnato dalla baby sitter, è venuto a tagliarsi i capelli. E’ venuto proprio il padre a riprenderlo. Ha chiesto premurosamente, così come fanno tutti i genitori, se il figlio si fosse comportato bene, e poi ha pagato. Non posso credere che sia accaduta una cosa del genere, anche perché era evidente che il padre al figlio tenesse tanto. Gli comprava di tutto: persino l’iPad gli aveva regalato. So poi che era uno che riprendeva con la videocamera tutti i saggi di Maximin e che gli faceva studiare tre lingue. Tutti e tre erano davvero una bella famiglia e poi il padre era un cervellone, poiché mi risulta che abbia elaborato diversi software.Io la famiglia la conoscevo da poco, in quanto è da gennaio che lavoro nel locale», dice l'acconciatrice mentre rimette a posto i tasselli del passato, «ma mi dissero che per arrivare a Maximin passarono due anni e passa».

Vito de Luca

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