«La vita vale pochi dollari, ti uccidono per nulla»

Il racconto choc di un imprenditore tornato in Abruzzo dopo aver investito una fortuna nel paradiso di Boca Chica
CHIETI. Parla a ruota libera Rocco, imprenditore del Chietino, che per tanti anni ha vissuto a Santo Domingo. Ha investito una fortuna ma ha deciso di tornare. In pochi, come lui, sanno spiegare i rischi di un luogo che affascina ma che può anche uccidere. Chiede l’anonimato, ma risponde a tutte le domande.
Perché andò a vivere a Santo Domingo?
«Per un senso di libertà, come alternativa al sistema che non permette a un imprenditore di agire più o meno liberamente, cioè di poter inventare e proporre senza avere troppi lacciuoli a mani e piedi».
Vale anche per i pensionati?
«Non proprio. Per i pensionati è semplicemente un’evasione da tutto quello che hanno vissuto, subìto, avuto dalla vita in questo Paese».
Qual è il lato bello della vita a Santo Domingo?
«Tutto quello che una persona non ha avuto il tempo di fare, né il tempo di vedere, né il tempo di vivere. Avendo un altro rapporto con la vita, con il tempo, con le giornate, lì si può avere la possibilità di fermarsi e guardarsi intorno, vivere quelle cose che qui sono sparite».
Anche dal punto di vista sessuale?
«Non proprio, quello lo ritengo quasi una deviazione. Quel posto permette di vivere ciò che non si vive qui. A livello sessuale direi che i gusti che qualcuno ha tenuto sempre nascosti, lì più o meno li tira fuori. Io l’ho visto fare da imprenditori serissimi, sindaci, amministratori pubblici. Con poca spesa si fa il grandeur, magari comprando una bottiglia costosa, facendo bella figura, dove magari qui è più difficile convincere qualche bella donna, lì è più semplice soprattutto per la semplicità della gente».
Facendo un paragone, quanto costa la vita ai Caraibi?
«Con mille euro si vive bene se non si sta in zone turistiche. Ci si può permettere il sabato sera o la domenica di andare a mangiare fuori, o andare al casinò».
E quali sono i rischi a Santo Domingo, per i quali un italiano può anche morire?
«La Repubblica Dominicana è pericolosa un po’ ovunque. Anche finendo in una zona di campagna, lontano dalla civiltà, puoi fare gola a qualcuno perché hai la macchina, hai una ragazza molto giovane vicino, puoi permetterti questo e quello con i soldini che lui non vede mai, perché non ha un reddito fisso. Il pericolo può essere dovunque, innanzitutto nelle zone delle spiagge, nelle zone turistiche. Un po’ l’abbiamo esportato noi, abbiamo dato adito a degli atteggiamenti verso di noi, contro di noi. Soprattutto gli italiani, ma poi anche i tedeschi, i francesi, gli spagnoli hanno dato modo di essere invidiati e creare la rivalità. Mi spiego meglio: un dominicano fa le cose con discrezione. Noi invece le dobbiamo far vedere, dobbiamo metterci in mostra».
Ha mai avuto paura?
«È facile averla. Lì la puoi trovare in un secondo, le stesse precauzioni che prendi ti portano ad avere timore. Nel momento in cui capita l’aggressione è fulminea, davvero non te l’aspetti».
Si può morire per 300 euro a Santo Domingo?
«Assolutamente sì, anche per meno. A Santo Domingo rubano le bombole di gas vuote. Rubano qualunque cosa che può essere venduta. Ho visto sottrarre dietro a una casa un blocchetto di ferro perché alla vendita al monte dei pegni davano qualcosa che permetteva di comprare un po’ di riso».
Chi c’è dietro alla malavita dominicana?
«La grande criminalità non si vede, soprattutto il turista di quindici giorni non la vede. Si vede la microcriminalità che è altamente diffusa. Spesso la polizia prende gli stessi criminali e li invita a prendere lo stipendio dallo Stato per adoperarsi come poliziotti. Io sono stato accompagnato, per alcune questioni imprenditoriali da risolvere, da poliziotti in borghese con piccoli motorini e con pistola e manette nascoste dietro la schiena».
Scriverà un libro?
«Sì, per raccontare lo sfruttamento delle classi meno abbienti. E la contraddizione con la grandissima ricchezza, sproporzionata anche rispetto a noi. Basta vedere le concessionarie e quanti locali notturni esistono, quanta gente passa anche dieci ore in un night o in un casinò a giocare».
Tornerà a Santo Domingo?
«Solo per una settimana. Valutando bene dove e a fare che cosa». (a.s)

