La Zingariello in aula «Mai esistito alcun contratto del sesso»

La segretaria di De Fanis in tribunale: «Ho patteggiato perché la mia vita era devastata». I due si sono ignorati
PESCARA. «Ma quale contratto per fare sesso, non è mai esistito niente di tutto ciò. Questa fandonia è stata montata ad arte, è un gossip becero che non ha mai trovato conferma in nessuna sede giudiziaria».
Lo ha ripetuto per due ore di seguito Lucia Zingariello, ex segretaria particolare dell'allora assessore regionale alla Cultura Luigi De Fanis, ascoltata ieri mattina nell'udienza a porte chiuse che si è tenuta in tribunale. Una richiesta, avanzata dal legale di parte civile Anthony Hernest Aliano, per preservare «la riservatezza in ordine a fatti privati che non costituiscono oggetto dell'imputazione». Uscita di scena dopo aver patteggiato una pena di un anno, 11 mesi e 18 giorni di reclusione (al momento sospesa), Zingariello è tornata in aula come teste.
Il suo nome, infatti, compare nell'elenco dei 23 testimoni convocati dal pubblico ministero Anna Rita Mantini nell'ambito del procedimento penale sulle presunte tangenti nella cultura che ha portato sul banco degli imputati l'ex assessore della giunta Chiodi De Fanis, il rappresentante legale dell'associazione Abruzzo Antico Ermanno Falone, la responsabile dell'Agenzia per la promozione culturale della Regione Abruzzo Rosa Giammarco e l'imprenditore originario di Atessa Antonio Di Domenica. Le accuse, non uguali per tutti, spaziano dalla concussione all'induzione indebita a dare o promettere utilità, dalla corruzione alla truffa, al peculato e all'abuso.
«Sono completamente estranea a questa vicenda», ha rilanciato ieri Zingariello, ribadendo di «essere stata indotta a patteggiare» soltanto perché non ne poteva più «di trovarsi perennemente al centro del clamore e della gogna mediatica». Per la prima volta dopo diversi mesi, la donna originaria di Guardiagrele si è ritrovata faccia a faccia con il suo ex amante De Fanis e con l'imprenditore dello spettacolo Andrea Mascitti, dalla cui denuncia alla Forestale è partita l'inchiesta denominata "Il Vate" che ruota intorno a un presunto giro di mazzette in cambio dell'organizzazione di manifestazioni culturali in Abruzzo. De Fanis e Zingariello non si sono rivolti la parola, ma prima di entrare in aula lei è apparsa visibilmente provata fisicamente e psicologicamente.
Per due volte, sempre per motivi di salute, ha evitato la deposizione in tribunale, riservandosi di testimoniare soltanto nell'udienza a porte chiuse.
«Sono stata martoriata da una certa stampa e dai social network», ha detto la donna, confermando la presentazione di un esposto-querela nei confronti di una testata giornalistica, «mi hanno rivolto insulti sessisti che mi hanno rovinato la vita. Sono state inventate dal nulla situazioni inverosimili e paradossali relative a un contratto per fare sesso, mai firmato e sottoscritto, che tra l'altro non è mai stato agli atti di alcun processo. La mia vita è stata talmente tanto devastata da indurmi a patteggiare».
Zingariello ha sottolineato più volte di non aver mai partecipato ad alcun tipo di reato.
«Non sono stata sempre presente nell'ufficio regionale», ha affermato, «non ho potuto vedere tutto quello che accadeva lì dentro, ma posso dire con certezza che in mia presenza è avvenuto tutto nel rispetto della legge».
L'avvocato di parte civile Anthony Aliano rimarca, invece, come gli articoli giornalistici pubblicati nei mesi successivi all'arresto di De Fanis su alcune testate online e cartacee siano al vaglio dello studio legale. «Stiamo parlando», avverte il legale, «di richieste di risarcimento di milioni di euro. Queste storie fantomatiche, tipiche del gossip e per nulla attinenti alla realtà dei fatti e alla realtà processuale, hanno determinato l'aggravarsi dello stato di salute della mia cliente. A dimostrazione di ciò, ci sono i certificati medici delle terapie psichiatriche a cui regolarmente si deve sottoporre, dovendo ricorrere anche a lunghi stop e permessi dal lavoro».
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