Lady Coumadin in silenzio, resta in cella

I fascicoli rubati dal tribunale e bruciati, Lo Russo non risponde alle domande del gip. La difesa: non conosciamo gli atti
PESCARA. Si è avvalsa della facoltà di non rispondere alle domande del giudice nel corso dell’interrogatorio di garanzia, Daniela Lo Russo, nota anche come Lady Coumadin, la donna arrestata mercoledì scorso dai carabinieri di Pescara per aver rubato e distrutto due faldoni che si trovavano alla Corte d’Appello dell’Aquila che dovrà decidere sul suo ricorso dopo la condanna in primo grado a 13 anni e 8 mesi di reclusione per il tentato omicidio del secondo marito. Ieri Lo Russo, già nota alle cronache per una serie di gravi performance compiute lo scorso anno a Pescara e rinchiusa nel carcere di Teramo, è comparsa davanti al gip Stefanno Iannaccone che, dietro richiesta del pm Stefano Gallo, aveva firmato la custodia cautelare in carcere. Su consiglio del suo legale di fiducia, l’avvocatessa Carmela Caputo, la donna, anche se non perfettamente convinta, ha optato per la scelta difensiva e non ha risposto al gip. «Senza conoscere tutti gli atti», spiega il legale Caputo, «non era opportuno propinare al giudice una versione che poteva apparire poco credibile. Una volta che avrò esaminato gli atti d’indagine valuteremo, semmai dovessero emergere elementi che escludono ogni dubbio sulla eventuale responsabilità della mia assistita, di procedere magari con la scelta del rito».
L’episodio, gravissimo, che si verificò negli uffici della Corte d’Appello dell’Aquila il 14 giugno scorso, è stato riportato nei dettagli nella misura cautelare dove è stata ricostruita tutta la vicenda, anche grazie alle riprese filmate interne agli uffici, ma soprattutto grazie al ruolo fondamentale giocato dal figlio della donna che l’avrebbe accompagnata in quella assurda spedizione che doveva avere l’intento di far sparire carte fondamentali per il processo di appello. Dopo aver fatto un primo sopralluogo, la donna sarebbe tornata per mettere in atto il suo piano scellerato. Una volta entrata in possesso degli atti da visionare che la riguardavano, la donna avrebbe agito con la collaborazione del figlio. Dopo aver acquistato vicino alla Corte dei pasticcini da omaggiare agli impiegati, sarebbe rientrata negli uffici, questa volta seguita dal figlio (ripreso anche lui dalle telecamere), che avrebbe infilato in uno zaino i due faldoni. Non ci volle molto per rendersi conto che nelle carte lasciate su quel tavolo, dove era in evidenza un biglietto lasciato dalla donna con su scritto “Grazie e arrivederci”, mancavano i due faldoni. Quando però i militari si misero in moto i documenti erano già stati quasi tutti bruciati nei pressi di Capestrano. È stato il figlio Michele Gruosso, anche lui indagato per gli stessi reati anche se a piede libero, a confessare tutto ai carabinieri che nel giro di due ore erano a casa loro per una perquisizione. Gruosso ha indicato il luogo dove erano stati bruciati i documenti e ha poi permesso agli investigatori di recuperare, in un cassonetto sotto casa a Montesilvano, anche i resti dei cd che erano stati rotti e gettati.
Adesso l’avvocatessa Caputo, prima di presentare istanza di arresti domiciliari che sarebbero dettati da motivi di salute della Lo Russo, vuole acquisire tutta la documentazione medica che dovrebbe provare l’esistenza di problemi psichici per la donna. E questo potrebbe portare eventualmente il legale a chiedere anche una consulenza specifica per verificare se quei problemi possano aver inciso sulla commissione dei reati.

