Lady Coumadin si uccide ai domiciliari

9 Dicembre 2021

Daniela Lo Russo, 47 anni, trovata morta in un appartamento in Calabria. Sul balcone, striscioni contro gli investigatori

PESCARA. Una settimana fa aveva ottenuto gli arresti domiciliari, che dal 2 dicembre stava scontando in un’abitazione di Serra San Bruno, a pochi chilometri da Vibo Valentia, in Calabria. È lì, in quell’appartamento messo a disposizione da un’associazione del posto, che Daniela Lo Russo, pugliese di 47 anni, Lady Coumadin per le cronache, ieri mattina è stata trovata senza vita dai carabinieri. Vicino, un tubo collegato a una bomboletta del gas.
Finisce così, nel peggiore dei modi, la vicenda di Lady Coumadin, iniziata nel 2016, quando venne arrestata per il tentato omicidio del secondo marito: avrebbe provato a ucciderlo somministrandogli dosi massicce di Coumadin, potente anticoagulante, con la complicità del figlio Michele. Per questa storia, era stata condannata, nel novembre 2020, in primo grado a 13 anni e 8 mesi di reclusione.
Ma a distanza di sei mesi dalla condanna, era arrivato un altro arresto, per aver rubato dagli uffici del Tribunale dell’Aquila dei fascicoli riguardanti il procedimento, e per averli bruciati. Per questa vicenda era finita di nuovo in carcere, dove è rimasta sino a sette giorni fa. E nel carcere di Teramo, dove era rinchiusa, il 21 ottobre scorso aveva già provato a farla finita, sempre con la stessa modalità. In quel caso, era stata salvata grazie all'intervento tempestivo della polizia penitenziaria. Ieri, invece, con lei non c’era nessuno, e nessuno ha potuto fermarla. Il decesso, stando ai primi accertamenti del medico legale, risalirebbe alla notte fra martedì e mercoledì. A insospettire i carabinieri della stazione di Serra San Bruno, ieri mattina presto, sono stati dei lenzuoli bianchi, con delle scritte, appesi al balcone dell'abitazione in cui alloggiava la donna. Scritte contro gli inquirenti e i carabinieri, in cui si faceva riferimento al suicidio, molto simili ai volantini posizionati insieme a cinque falsi pacchi bomba, il 9 settembre 2020, davanti ai palazzi istituzionali di Pescara, compresa la casa del pm Rosangela Di Stefano, titolare del fascicolo sul tentato omicidio. Per le minacce al magistrato, Lo Russo era finita sotto inchiesta anche a Campobasso. E ieri mattina, di fronte a questi striscioni, i carabinieri sono andati a controllare. Hanno suonato al campanello e bussato alla porta senza avere risposta, per cui hanno allertato i vigili del fuoco.
Quando i militari sono entrati nell’appartamento, per la 47enne non c’era ormai nulla da fare. Fra l’altro, i vigili si sono dovuti occupare di mettere in sicurezza la palazzina per via del gas che fuoriusciva dalla bombola. Vicino al corpo è stato rinvenuto un biglietto. Stavolta, senza offese o minacce per nessuno. Un bigliettino in cui ringraziava dell'ospitalità ricevuta il proprietario dell’abitazione, che aveva trovato grazie anche all'interessamento del suo avvocato Gianfranco Di Marcello.
Lo stesso legale era pronto a presentare, mercoledì 15, istanza di revoca della misura cautelare a cui era sottoposta Lo Russo. E nella stessa giornata era in programma la prima udienza del processo sulla sparizione e distruzione dei fascicoli. Il 21, invece, quello d'Appello per il tentato omicidio. Processo che, secondo l’esito dell’ultima perizia psichiatrica, avrebbe potuto seguire. Una perizia a cui era stata sottoposta nelle settimane scorse su richiesta del suo legale, e da cui era emerso che la donna era sana di mente e, pertanto, capace di seguire le fasi processuali. Anche se – era stato sottolineato - con un comportamento influenzato da una serie di traumi vissuti nel passato.