Lagatta: a Bussi la svolta può arrivare per vie legali

31 Maggio 2020

Il sindaco esulta per la scelta della procura: «Non ero il solo a vedere cose strane» «Recuperare quei nove ettari farà rinascere il paese con aziende e occupazione»

BUSSI SUL TIRINO. L’apertura di un fascicolo della magistratura pescarese per omessa bonifica sulla discarica di Bussi fa esultare il sindaco Salvatore Lagatta: «Finalmente», dice Lagatta che da anni porta avanti la battaglia per la bonifica che spetterebbe alla Edison.
Sindaco, perché la soddisfa la decisione della procura?
«In questi anni in ministero sono successo cose strane, a mio avviso poco chiare. Se oggi interviene Anna Maria Mantini, che è un procuratore che stimo, evidentemente lo pensa anche lei».
Perché non ha mai mollato di un centimetro sulla bonifica?
«Innanzitutto per una questione di principio: chi inquina paga, e se Edison perde qui passa appunto un principio, che va contro quello di fatto che sembra essersi affermato in Italia, e cioè che chi inquina non paga. Ma c’è anche una questione che riguarda più strettamente Bussi».
Quale?
«La rinascita del paese. Quelli sono nove ettari già urbanizzati con strade e fognature, pronti per insediamenti industriali: sarebbero una grandissima ricchezza per il paese, che lo riporterebbe ai livelli di un tempo. Bonificata quell’area, un’azienda arriva e impianta uno stabilimento senza sopportare costi di urbanizzazione. Significa lavoro: qui è un problema molto sentito».
Il più sentito?
«Se parlate con i bussesi, vedrete che alla gente piace ricordare quando si stava bene, c’era la piena occupazione, anche femminile. Pensate che a cavallo della guerra tutte le donne portavano sul capo le ceste di sale nelle fabbriche».
Poi cosa è successo?
«Con la deindustrializzazione abbiamo perso mille abitanti in dieci anni. Una volta addirittura eravamo quasi cinquemila abitanti, ora siamo circa 2.400».
La discarica non è anche un problema della salute?
«Sì, e torniamo sempre alla questione che chi inquina deve pagare. Ma questo per Bussi è un problema relativo, perché il sito inquinato si trova a valle. Da qui in su il Tirino è uno dei fiumi più puliti. L’acqua che si beve a Bussi non è la stessa che arriva a Pescara».
I veleni non incidono sulla vita dei bussesi?
«Purtroppo non è mai stato fatto uno studio epidemiologico approfondito, che pure abbiamo sollecitato. Ma personalmente sono però convinto che i danni grossi li abbiano creati fabbriche e materiali che lì si lavoravano, ci sono patologie respiratorie tipiche di qui».
Sente l’appoggio della popolazione?
«Nel 2013 vinsi per una manciata di voti, nel 2018 sono stato rieletto per un paio di centinaia. Non mi hanno chiamato a fare il sindaco perché ero il don Chisciotte di turno: sono l’ultima risorsa a cui restano appigliati i bussesi perché sono al servizio del paese».
In politica come si colloca?
«Comunista».
La giunta però è composita.
«Qualcuno che simpatizza per i 5 Stelle, qualcuno è di destra. Ma anche se venisse la Meloni a cercare di convincere qualcuno di loro, non mi si metterebbero contro».
Ha incassato anche l’appoggio della Regione.
«E spero che vada davvero fino in fondo».
In paese i suoi avversari sono soprattutto di centrosinistra.
«Chi mi fa la guerra non lo fa per sedersi su questa scrivania e stare dodici ore al giorno qua. Ma per rispondere ad altri interessi».
Non si sente a volte un po’ un Davide contro Golia?
«Ho speso e spendo tanto. Sette anni fa non avevo le rughe, tutti i capelli neri. Ma voglio andare avanti: se adesso vinciamo sul piano legale, la storia della bonifica prende la piega giusta. Quando torneranno aziende e posti di lavoro, me ne vado».
La sua aspirazione?
«Godermi la pensione in un paese rinato».
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