Lago di Campotosto, il piano di evacuazione c'è ma risale al 2000

24 Gennaio 2017

La prefettura: lo stiamo aggiornando. Il governatore D'Alfonso: accelerare

TERAMO. Che si fa se la diga del lago di Campotosto dovesse crollare in seguito a una forte scossa di terremoto? Esiste un piano di evacuazione per mettere in salvo la popolazione investita da un’ipotetica ondata di piena del Vomano, il fiume dove si riverserebbe tutta l’acqua dell’invaso? Sì, esiste, per le dighe di Campotosto (che si trovano in provincia dell’Aquila) come per tutti i bacini artificiali del Teramano, ma è parecchio datato: risale al 2000 e ovviamente deve essere aggiornato. Tecnicamente si tratta di un documento di protezione civile che, fanno sapere fonti Enel, prevede, in relazione alle diverse possibili situazioni di rischio che dovessero verificarsi, compreso quello sismico, diverse procedure su come operare.

Se n’è parlato in una riunione nella sede della Protezione civile a Roma il 16 gennaio scorso – quindi prima delle scosse del 18 gennaio e dell’allarme lanciato dalla Commissione grandi rischi su una possibile forte scossa sismica che potrebbe verificarsi proprio nella zona del lago di Campotosto – e poi ieri in una riunione convocata dal ministro delle Infrastrutture Graziano Del Rio (altro servizio a pagina 8). Se la Commissione grandi rischi ha destato un fortissimo allarme nella popolazione, salvo poi fare una parziale retromarcia, l’Enel ha assicurato che le dighe che formano il lago artificiale di Campotosto sono state attentamente monitorate dopo le scosse e non è stato riscontrato alcun danno. «E’ importante ricordare che dopo il sisma del 2009», aggiunge l’Enel, «sono stati effettuati studi per determinare l’ubicazione della faglia presente nell’area, che hanno escluso che questa interessi le fondazioni della diga. Inoltre sono state effettuate verifiche sulla resistenza al sisma delle dighe, eseguite con il supporto di esperti di altissima specializzazione. I risultati hanno evidenziato la sicurezza delle dighe anche in queste condizioni».

Parole tranquillizzanti, ma resta il problema, non certo secondario, del nuovo piano di evacuazione. Quanto tempo ci vorrà per elaboralo e renderlo operativo? «Ci vuole prima uno studio aggiornato sull’ondata di piena», spiega il vice prefetto vicario di Teramo Silvana D’Agostino, che ha partecipato alla riunione del 16 gennaio nella sede della Protezione civile, «uno studio che gli uffici tecnici della Regione stanno già approntando. Poi, sulla base di questo studio, si farà il nuovo piano di evacuazione». Il presidente della Regione Luciano D’Alfonso ha dato disposizione agli uffici tecnici regionali di pigiare sull’acceleratore per redigere lo studio, ma i tempi per avere il nuovo piano sono incerti.

«Non abbiamo un piano di evacuazione, che non è di nostra competenza, ma un piano di emergenza comunale, come previsto dalla normativa vigente per tutti i Comuni, che abbiamo attivato dopo gli eventi sismici», dice Gianni Di Centa, sindaco di Montorio al Vomano, il principale centro abitato che potrebbe subire le conseguenze peggiori da un eventuale cedimento della diga di Campotosto. «La prefettura non ci ha allertati», continua Di Centa, «e non c’è nessuno stato di allarme. Ieri abbiamo ricevuto dalla Commissione grandi rischi il comunicato con la relazione, e abbiamo subito inviato delle mail alla Regione e alla Prefettura chiedendo come dobbiamo agire e cosa fare, considerato che non sappiamo precisamente quali conseguenze potrebbero avere sul nostro comune eventuali danni alla diga». (ha collaborato

Adele Di Feliciantonio)

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