Lassù sulle Mainarde nelle riserve di vita

Nella parte più a sud dei monti del Parco Nazionale d’Abruzzo
di Giusi Pitari
La propaggine più a Sud dei Monti del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è detta “Le Mainarde” e vi spiccano montagne stupende, dominate dal Monte Meta o “La Meta” (2241m). Sono monti di confine, difatti vi si trova un punto di triplice confine tra Abruzzo, Lazio e Molise. Arrivare sulle creste di questo massiccio dell’Abruzzo più meridionale offre agli occhi e al cuore paesaggi ed emozioni che hanno un sapore antico. Sanno di collegamenti tra territori, di nascondigli, di pastori e commercianti, di monaci che depositavano pietre fino a farne cumuli visibili da lontano. Alla leggenda di tre monaci deceduti durante una tempesta sul valico tra le tre regioni si deve il nome di Passo dei Monaci (1967m), dove arriva il sentiero che collega Alfedena (Aq) a Picinisco (Fr). Da Alfedena si va in automobile per il lago della Montagna Spaccata e senza arrivarvi si prosegue su una strada malmessa che conduce al Pianoro Campitelli, 1445m, 14 km da Alfedena. Dal Pianoro si gode dello spettacolo unico delle creste delle Mainarde che si affacciano a semicerchio sul circo glaciale.
Il sentiero escursionistico L1 è ben segnalato e attraverso faggi altissimi, scrosciare di torrenti, costeggiando il pianoro Biscurri immenso e sassoso: porta in circa due ore al Passo dei Monaci, stupenda escursione anche invernale con le ciaspole.
I monti non hanno confini, non hanno muri, non hanno pregiudizi: arrivati al Passo, verso sud si scivola nel Molise sulla sassosa cresta delle Mainarde mai banale, in lontananza panorami inaspettati, quasi illusioni ottiche sul mar Tirreno: sono le isole di Procida e Ischia; davanti il Lazio con le sue pianure, Cassino e la sua Abbazia e il mare; a settentrione la riserva integrale del Parco, il Monte Tartaro, il Petroso, la Camosciara. Il Parco è tutto a portata d’occhio, i camosci sbucano ad ogni angolo, le volpi scorrazzano, i leprotti saltellano, i cervi bramiscono in un tripudio di grandi sassi bianchi che affiorano su prati verdi: pascoli d’altura. Sulla cresta delle Mainarde a Sud spiccano diverse elevazioni over-2000 tra cui la Metuccia e Cima a Mare. Dalla vetta di quest’ultima, oltre alla Campania a sud-ovest con il Vesuvio e le isole, ad est si distende il mar Adriatico e a Sud lo sguardo va lontano, oltre il Molise oltre il Monte Miletto.
Il Parco è un luogo meraviglioso, accogliente, morbido. Un luogo da rispettare anche nei suoi divieti.
Lassù è la stagione degli orsi che vanno in letargo, assieme alle vipere e varie specie di animali. Per l’orso marsicano, specie protetta e a rischio estinzione, ogni periodo è delicato per la sopravvivenza e mi piace pensare che in Abruzzo per i 40-50 esemplari rimasti e per i camosci, i lupi, l’aquila reale, i cervi, il rarissimo Picchio di Lilford e gli altri animali e piante rare esiste un luogo più sicuro degli altri, dove l’uomo ha posto limiti a se stesso per preservare la biodiversità e l’ecosistema. Raggiunto di nuovo l’equilibrio, dissestato dalle molteplici attività antropiche, il Parco sarà, insieme alle tante aree protette del pianeta, una riserva di vita, un esempio di integrazione, di inter-relazioni, che sconfinano nei territori e li contaminano di vigore.
Andiamo al Parco, per sentirci parte del tutto.
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