Lavorare da casa: ecco quando è possibile

Il nuovo decreto prevede 3 casi per i dipendenti. Nessun esonero per chi ha solo paura del contagio
L'AQUILA. Sono in vigore da ieri regole precise per il contenimento e la gestione dell'emergenza da Covid-19 nei luoghi di lavoro. Tre le fattispecie prese in esame dalle ultime disposizioni attuative previste dall’ultimo decreto legge del 1° marzo scorso: l'utilizzo della malattia, di permessi speciali o ferie o dello smart working, cioè il lavoro agile, che consente di operare anche da casa o da altre postazioni diverse dal luogo fisico di lavoro.
1) Il primo caso riguarda l'impossibilità, per il lavoratore, di svolgere la propria prestazione lavorativa, a causa di una permanenza imposta dall'autorità sanitaria in seguito a sospetto contagio da coronavirus: sorveglianza sanitaria, isolamento fiduciario o stato di quarantena. «Impossibilità», si legge nel decreto del 1° marzo scorso, che ha integrato le precedenti disposizioni, «che va ricondotta alla fattispecie in cui il lavoratore viene sottoposto a un trattamento sanitario e, pertanto, la sua assenza verrà gestita secondo la disciplina della malattia. Tuttavia, va precisato che nessuna giustificazione può essere riconosciuta al dipendente che si assenta dal posto di lavoro per mero timore del contagio, senza che ricorra alcuno dei presupposti previsti dalla normativa».
2) In questa seconda ipotesi, scatta per il lavoratore un'altra possibilità: richiedere permessi o ferie «che potranno essere concessi o negati per i motivi generalmente previsti per questi istituti, senza che il lavoratore possa rilevare il timore del contagio».
3) Terzo punto previsto nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri: l'impossibilità di prestare la propria attività lavorativa a causa del divieto di accesso in determinate zone oppure in conseguenza del divieto di uscire da un determinato perimetro. «In questo caso», spiega il testo del decreto, «si concretizza l'impossibilità della prestazione per fatti non imputabili né al lavoratore, né al datore di lavoro. L'attuale situazione emergenziale è connotata da elementi di assoluta novità. I decreti degli ultimi giorni sono intervenuti più volte prospettando, quale possibile soluzione, il ricorso al lavoro agile o smart working».
Il nuovo decreto prevede il ricorso allo smart working, vista l'emergenza in atto, anche in assenza di accordi individuali e per la durata di sei mesi, a partire dal 31 gennaio scorso. Può essere attivato dai datori di lavoro ad ogni rapporto di lavoro subordinato, con l'assolvimento degli obblighi di informativa sulla salute e sicurezza in via telematica. Un'ultima, importante, indicazione: da febbraio a luglio, i datori di lavoro potranno attivare lo smart working anche senza sottoscrivere un accordo scritto con il dipendente, fermo restando l'obbligo, sia per l'azienda che per il lavoratore, di rispettare la disciplina del cosiddetto lavoro agile».
Monica Pelliccione

