Lavoratori abusivi ai funerali: 11 persone rischiano il processo

Nel mirino le imprese di pompe funebri e il personale utilizzato per certificare la chiusura dei feretri Esaminati 1.483 verbali con accertamenti incrociati all’Inps: alla fine, scoperti 163 addetti irregolari
PESCARA. Arriva davanti al gup Francesco Marino l’inchiesta della procura di Pescara avviata dalla guardia di finanza sulle imprese di pompe funebri e, in particolare, sui necrofori utilizzati per certificare, con tanto di verbale, la chiusura dei feretri nei funerali. Per il pm Fabiana Rapino, a rischiare il processo sono in 11: dipendenti di alcune piccole imprese che operano in tutta la provincia, ma anche gli stessi necrofori che, in alcuni casi, risultavano occupati ma senza avere un contratto di lavoro, oppure quello stesso giorno risultavano presenti a un altro funerale.
Le fiamme gialle, nell'ambito dell'operazione “Steal Jobs”, lo scorso anno avevano avviato una serie di controlli nei confronti di imprese di onoranze funebri e imprese fornitrici di personale abilitato al servizio di “necroforo”, per verificare la regolarità contributivo-previdenziale del personale impiegato. L’obiettivo era esaminare tutti i verbali di chiusura feretro degli anni dal 2019 al 2021 (si parla di 1.483 funerali) che venivano poi trasmessi ai Comuni. Una serie di accertamenti incrociati con l'Inps che portarono alla scoperta di 163 lavoratori in nero o irregolari per un totale di 909 giornate lavorative irregolari (per questa vicenda è stato a suo tempo interessato l'ispettorato del lavoro che ha inflitto delle maxi-sanzioni).
La maggior parte dei reati contestati riguarda il falso, ma c'è anche un caso di peculato mediante profitto per errore altrui, e un episodio di indebita percezione del reddito di cittadinanza da parte dei componenti di una famiglia che aveva omesso di dichiarare i redditi che uno di loro aveva percepito con l'attività saltuaria di necroforo. Ma c’è anche chi, come il titolare di una ditta individuale, alla finanza avrebbe dichiarato il falso in relazione alla posizione di 11 lavoratori, «esibendo 22 buste paga alterate», scrive il pm nell’imputazione: segnatamente, rilasciava copia delle buste paga con una serie di difformità dall’originale». Per gli altri imputati, dipendenti e con rapporti di parentela con il titolare dell’impresa funebre, i reati di falso contestati sono tutti della stessa specie. E cioè, perché nella sua qualità di incaricato di pubblico servizio in quel momento, «addetto alla compilazione e sottoscrizione del verbale di chiusura feretro e al successivo deposito presso il competente Comune», spiega la procura, «attestava falsamente» che quel necroforo, nel giorno di quello specifico funerale, era presente all’operazione.
Una vicenda che andrà approfondita davanti al gup visto che le difese sostengono che in molti casi i necrofori venivano forniti all’occorrenza da una ditta di servizi e che quindi loro non li conoscevano neppure. La ditta in questione, chiamata in causa, si è detta completamente estranea a tutto, e non risulta indagata. Fra gli imputati, anche chi non comunicava all’Inps quelle giornate lavorative continuando a percepire la disoccupazione, oppure il reddito di cittadinanza assegnato a un componente della propria famiglia. E in questo caso, fra gli imputati, oltre al lavoratore in nero, c'è anche la titolare del reddito che beneficiò di quel “silenzio”.
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