Lavori con deviazione nell’accampamento

Il cantiere contro le esondazioni obbliga le auto a passare sulla pista ciclabile del lungofiume tra giacigli, rifiuti e siringhe
PESCARA. I lavori in corso da 500 mila euro dovrebbero mettere in sicurezza la zona della golena durante le esondazioni del fiume Pescara con la chiusura dei varchi. Per ora, un risultato il cantiere l’ha già ottenuto: mostrare ai pescaresi il degrado della pista ciclabile del lungofiume. Se prima dei lavori, dalla golena sud, si poteva andare verso via Orazio e passare dietro al mercato coperto, adesso, le ruspe che stanno scavando obbligano le auto e le moto ad andare dritto e, passando sotto il ponte di legno, a percorrere cento metri di pista ciclabile. È un passaggio in mezzo al degrado, tra i disperati accampati sui materassi e l’immondizia che si accumula.
Il cartello indica che si deve andare piano, a 20 all’ora: quanto basta per vedere bene che si è proiettati in un angolo abbandonato di Pescara. Qui i padroni sono i disperati che si accampano sotto il ponte di legno e usano le cassette di plastica per mettere da parte cibo e bevande. Nelle intercapedini del ponte, ci sono i vestiti e anche le borse: forse, si tratta di borse rubate, con le cerniere aperte e ormai vuote. Sul marciapiedi, vicino ai materassi, ci sono gli escrementi e i vestiti sporchi: l’odore è inconfondibile. Per quelli che non erano mai passati sulla pista ciclabile della vergogna, tra la golena e il ponte di Capacchietti attraversando quel parco fluviale che non è mai nato e che resta il fallimento di 11 anni di amministrazioni pubbliche, la prima volta è stata indimenticabile: «Non sembra Pescara», dice un automobilista. Eppure Pescara Vecchia con i suoi locali è lontana appena un pugno di metri. Da una parte, c’è la movida che inizia a tornare dopo la migrazione estiva sulla riviera mentre, da quest’altra, regna l’abbandono.
Gli altri frequentatori abituali sono i tossicodipendenti: alle 15,30 di ieri, una ragazza bionda, devastata dalla droga e avvolta in un giubbotto lungo nonostante il caldo, si affannava a cercare tra i rifiuti avanzi di metadone. Non ha trovato niente: le boccette erano tutte vuote e si è trascinata via tra le auto in processione che la schivavano.
I dipendenti dell’impresa che sono al lavoro hanno chiamato la polizia per far sgomberare la zona: gli agenti sono intervenuti e hanno mandato via i disperati. Ma loro, come fanno di solito, tornano: quella è loro unica casa. Preoccupate anche le donne che vanno in moto: si sentono in pericolo ad attraversare quei cento metri.
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