Lavori gravosi, nuova lista per la pensione in anticipo

27 Dicembre 2021

L’elenco previsto dall’opzione Ape sociale (63 anni più 36 di contributi) si allunga Raggiunto l’accordo per ceramisti e muratori: per loro scatta la deroga a 32 anni

È stata raggiunta l’intesa, tra i sindacati e il governo, per consentire ai lavoratori edili e ai ceramisti di andare in pensione a 63 anni e con 32 anni di contributi, sfruttando l’Ape sociale.
L’abbassamento della soglia pensionistica, per queste categorie professionali considerate particolarmente usuranti, entrerà in vigore al momento dell’approvazione della legge di Bilancio.
Per tutti gli altri lavori gravosi, a cui comunque è riservata la possibilità di accedere all’Ape sociale, serviranno invece 36 anni di contributi.
La lista dei
lavori usuranti
È opportuno ricordare che l’Ape sociale (anticipo pensionistico) consente solo ad alcune categorie di lavoratori, ritenuti particolarmente faticosi, di uscire dal lavoro a 63 anni di età con almeno 36 anni di anzianità contributiva. Dal 2022, l’elenco sarà allargato a nuove figure professionali meritevoli di maggior tutela previdenziale.
Tra queste, ci sono gli insegnanti delle scuole primarie, pre-primarie e assimilate. Ma anche i tecnici della salute e coloro che svolgono professioni qualificate nei servizi sanitari e locali.
Via libera all’uscita anticipata dal lavoro anche per gli addetti alla gestione dei magazzini, gli operatori della cura estetica e tutte le professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati.
Potranno uscire dal lavoro con modalità anticipata anche gli artigiani, gli operai specializzati e gli agricoltori, i conduttori di impianti e macchinari per l’estrazione e il trattamento dei minerali; ma anche coloro che lavorano negli impianti per la lavorazione a caldo dei metalli. Stesso discorso vale per i conduttori di forni ed altri impianti per la lavorazione del vetro e della ceramica.
Nell’elenco dei lavori, considerati particolarmente usuranti, ci sono anche gli impiegati degli stabilimenti per la trasformazione del legno e la fabbricazione della carta, e anche coloro che lavorano negli impianti per la raffinazione del gas e dei prodotti petroliferi, per la chimica di base e la chimica fine e per la fabbricazione di prodotti derivati dalla chimica.
Nell’elenco delle professioni, già stilato dal governo, figurano anche gli operai degli impianti per la produzione di energia termica e di vapore, per il recupero dei rifiuti e per il trattamento e la distribuzione delle acque, e i conduttori di forni e di analoghi impianti per il trattamento termico dei minerali; così come gli operai semi qualificati di macchinari fissi per la lavorazione in serie e gli operai addetti al montaggio, inclusi anche gli operatori di macchinari fissi in agricoltura e nell’industria alimentare. Tra le categorie che potranno usufruire dell’anticipo pensionistico, ci sono anche i conduttori di mulini e impastatrici, di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento.
La stessa agevolazione è prevista pure per il personale non qualificato addetto allo spostamento e alla consegna merci, e per gli addetti ai servizi di pulizia di uffici, alberghi, navi, ristoranti, aree pubbliche e veicoli.
Nell’elenco figurano anche i portantini, le professioni non qualificate dell’agricoltura, della manutenzione del verde e dell’allevamento, della pesca e anche i lavoratori non qualificati nel settore della manifattura, dell’estrazione di minerali e delle costruzioni.
I lavoratori precoci
Per quanto riguarda le pensioni dei lavoratori precoci, non sono previste grosse novità con l’arrivo del 2022.
Il requisito indispensabile per accedere alla pensione anticipata con l’Ape Sociale è aver versato almeno 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica. Di questi, almeno 12 mesi devono risultare versati prima del compimento dei 19 anni.
Poi è necessario appartenere ad una delle categorie di lavoro particolarmente usuranti elencate in precedenza.
In pensione dopo le feste Dal 2022 cambieranno i criteri anagrafici per l’accesso alla pensione. Dal prossimo anno, infatti, debutterà la “Quota 102”, che modifica i requisiti anagrafici di “Quota 100”: si potrà uscire dal lavoro con 64 anni di età e non più 62.
Mentre resterà invariato il requisito dei 38 anni di anzianità contributiva. C’è da dire che il 2022 sarà probabilmente un anno di transizione per il sistema pensionistico in quanto la Quota 102, salvo sorprese, dovrebbe solo 12 mesi.
Ma per coloro che, nel 2022, non potranno sfruttare la “Quota 102” per andare in pensione dopo queste feste natalizie, ci sono altre due misure da valutare per l’uscita anticipata dal lavoro; a patto di rispettare i requisiti di accesso.
C’è l’Opzione Donna, che richiede solo 58 anni di età per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per quelle autonome; ma con almeno 35 anni di contributi maturati ed il rispetto di una finestra di attesa (di 12 mesi per le dipendenti e di 18 mesi per le autonome). E l’Ape Sociale 2022 a 63 anni per le categorie prima citate.
Il vero problema potrebbe riguardare i nati nel 1960: per questa fascia d’età c’è il rischio concreto di non poter andare in pensione nel 2022, perché i 62 anni di età non basteranno più per accedere a “Quota 102”.
E se non si rientra nei requisiti dell’Ape Sociale o dell’Opzione Donna si rischia di dover rimanere al lavoro. Anche se magari i 38 anni di contributi previdenziali obbligatori sono già stati maturati.