Lavori in piazza Alessandrini Tiboni: «Non ci hanno avvisato»

PESCARA. La Fondazione Tiboni, presieduta da Carla Tiboni, apre la polemica nei confronti del Comune. Stavolta - dopo le polemiche estive sui lavori al teatro D’Annunzio - al centro dell’attacco c’è...
PESCARA. La Fondazione Tiboni, presieduta da Carla Tiboni, apre la polemica nei confronti del Comune. Stavolta - dopo le polemiche estive sui lavori al teatro D’Annunzio - al centro dell’attacco c’è l’affidamento dei lavori di riqualificazione del Mediamuseum- Museo del Cinema e della antistante piazza Alessandrini. Tiboni ha saputo che questo passaggio è avvenuto «soltanto dagli organi di stampa», attraverso le dichiarazioni dell’assessore Luigi Albore Mascia al Centro. «Il Comune», contesta Tiboni, «non ha inviato alcuna comunicazione alla Fondazione (eppure esiste un contratto d’uso) e non ne ha nemmeno condiviso il progetto, eccetto per un disegno da “Masha e Orso” che viene mostrato da mesi», ed è quello svelato alla città durante una conferenza stampa del sindaco Carlo Masci e degli assessori Albore Mascia e Maria Rita Carota, alla presenza proprio di Tiboni. «Ancora un atteggiamento che sembra più divisivo che collaborativo, che finalmente chiarisce i rapporti tra Fondazione e Comune», dice Tiboni.
«L’intervento più importante riguarderà la piazza, stravolta nell’originale progetto del grande architetto Eugenio Montuori, perché pone al centro della piazza l’obelisco», già esistente, «cui nessuno ha mai dato granché importanza e che impedisce la vocazione aggregativa della piazza stessa. Poteva essere trovata una collocazione diversa per l’obelisco, ma la Soprintendenza ha detto “no”, quindi non si può’ discutere?», si chiede sempre Tiboni. Le sue preoccupazioni riguardano il Mediamuseum perché «la Fondazione aveva già programmato gli eventi autunnali, tra cui la rappresentazione delle opere teatrali di Flaiano e tanta didattica cinematografica per le scuole. A questo punto, dovremmo affiggere il cartello “Chiuso per lavori in corso”?», prosegue polemicamente Tiboni dicendo che «sarebbe stata sufficiente una semplice condivisione con una mail, magari. Il silenzio del Comune è stato assordante». Quanto ai contenuti del progetto, se la «riqualificazione sarà di natura prettamente strutturale, come leggo sempre dalle notizie di stampa, si deve supporre che la facciata con sembianze da “centro sociale”, resterà tale». In tutto ciò «la Fondazione continua a versare un canone di 2.000 euro mensili a fronte di una parziale inutilizzabilità, visto che una parte del museo è chiusa al pubblico per l’esistenza delle barriere architettoniche, i servizi igienici sono fatiscenti e funziona adeguatamente un solo bagno», conclude la rappresentante della Fondazione.

