«Lavoriamo con la paura»

La rabbia dei commercianti: strade buie e vuote in mano a balordi e tossici
PESCARA. Il colpo al parrucchiere Francesco Di Carlo è solo l’ultimo di una lunga serie tra quelli consumati ai danni dei commercianti di viale Regina Elena, stufi, stanchi e spaventati.
La si capisce chiaramente ascoltando le loro testimonianze, a partire da quella di Manuel Pisani della Birreria Del Corso: «Oramai siamo abituati», dice con sorriso amaro. «Lo scorso inverno sono entrati per l’ennesima volta, tagliando le tende e forzando l’ingresso» continua, mentre mostra i segni dell’intrusione di cui parla, ancora presenti. «Dopo tanti anni abbiamo capito che l’unica strada è proteggerci da soli, cercando di ridurre al minimo i rischi. Come? Lasciando nel locale il meno possibile. Niente soldi, niente oggetti di valore. Per dire, prima, d’estate, lasciavamo i tavoli fuori di notte. Poi, da quando hanno iniziato a rubarli, evitiamo». E conclude: «Forse un impianto di telecamere efficiente e pattugliamento costante della zona potrebbero essere un deterrente, almeno per limitare i danni».
Anche Claudio Sabatini di Bluefin conferma: «Questa zona diventa sempre più pericolosa. La sera, a orario di chiusura, usciamo tutti insieme per scoraggiare i malintenzionati. Ci sono tanti balordi, tossici, ubriachi che dopo una cert’ora diventano insidiosi. Di notte la strada è buia e vuota, nonostante la posizione centrale. Il terreno migliore per i delinquenti».
Accanto a lui, da 18 anni lavora Marina Fedeli, di Marina Parfums: «Sono romana, arrivata a Pescara 20 anni fa. Prima questa era un’isola felice, adesso non più. Qualche anno fa sono entrati anche da me, portando via i soldi dell’incasso. Non solo furti, ogni tanto c’è stato anche qualche accoltellamento. Di sera, specie d’inverno, quando esco per andare a prendere la macchina in piazza Primo Maggio, ho paura. Telecamere e allarmi servono a poco. Se suonano la gente nemmeno si affaccia per vedere cosa succede. Inoltre i nuovi marciapiedi, rasoterra, consentono ai malintenzionati di sfondare anche con le automobili».
Infine, parla Katia Di Franco, direttrice di Chef Nestor: «Nel corso degli anni, la percezione del rischio è aumentata. In questa zona ci sono sempre più tossici e balordi. Abbiamo telecamere e sorveglianza privata, ma non basta».
(a.d.s.)

