Lavoro, come cambiano pensioni e assegno unico

Arrivano bonus assunzioni e la nuova versione del Reddito di cittadinanza
Sgravi per le aziende che assumono giovani fino a 30 anni, contratti a termine più semplici, proroga fino al 2025 dei contratti di espansione. E ancora, assegno unico maggiorato per gli orfani con un solo genitore che lavora e, dal prossimo anno, l'introduzione della Garanzia per l'inclusione lavorativa: un assegno per famiglie con disabili, minori e a basso reddito che andrà a sostituire il Reddito di cittadinanza. Prevista anche una seconda misura, la Garanzia per l'attivazione lavorativa: un assegno da 350 euro, che sale a 525 per le coppie fino a 59 anni, fruibile al massimo per 18 mesi più 12. Ben 40 gli articoli di quello che è stato già ribattezzato il "decretone Lavoro", che modificherà in modo sostanziale i contributi per chi non lavora e le agevolazioni per le imprese, con l'obiettivo di creare nuova occupazione soprattutto tra i giovani.
ARRIVANO GAL E GIL
Il decretone legge sul lavoro sarà approvato in una delle prossime riunioni del Consiglio dei ministri: il corposo faldone contiene sostanziali modifiche a lavoro e pensioni, oltre al cuore del provvedimento, rappresentato dalla riforma del Reddito di cittadinanza, con l’introduzione, dal prossimo 1° gennaio, di due misure: la Gil, Garanzia per l’inclusione lavorativa, che potrà essere chiesta dalle famiglie, con Isee fino a 7.200 euro, al cui interno vi sia almeno un minore, un disabile, un anziano con più di 60 anni o un invalido civile. La seconda misura è denominata Gal, Garanzia per l’attivazione lavorativa. Potrà essere richiesta dalle famiglie con Isee fino a 6 mila euro, composte solo da adulti tra 18 e 59 anni. La Gil avrà un importo base per un single di 500 euro al mese più un contributo fino a 280 per l’eventuale affitto e durerà 18 mesi, rinnovabili per un altro anni. L’importo della Gal sarà, invece, di 350 euro per un single e 525 per una coppia.
INCENTIVI ALLE AZIENDE
Previsti incentivi per le aziende che assumono giovani under 30 che non lavorano e non studiano (Neet). Si tratta uno sgravio contributivo applicabile sulle assunzioni dal 1° giugno al 31 dicembre di quest’anno, con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato. Lo sconto è pari al 60% della retribuzione lorda e ha la durata di un anno. L’incentivo è cumulabile con altri sgravi sulle assunzioni già in vigore, compresa la decontribuzione totale per tre anni di giovani con meno di 36 anni. In questo caso, però, l’incentivo previsto dal nuovo decreto scende dal 60% al 20% della retribuzione. L'incentivo è finanziato entro il limite di 80 milioni nel 2023 e di 52 milioni nel 2024: terminati i fondi l’Inps cesserà di accettare le domande delle aziende. Il decreto prevede incentivi anche sulle assunzioni dei percettori del sussidio di povertà: fino a 8 mila euro l’anno per due anni.
CONTRATTI A TERMINE
Il decreto Lavoro interviene sul decreto legge Dignità, introdotto nel 2018. Il precedente provvedimento aveva posto diversi paletti, stabilendo che il contratto a termine si poteva stipulare senza causali per non più di 12 mesi e prorogare al massimo per altri 12 mesi, ma solo in presenza di motivazioni dettate dalla legge riferite a esigenze oggettive di aumento dell’attività. Con la riforma in arrivo, fermo restando la possibilità di stipulare liberamente i contratti per i primi 12 mesi, per andare oltre scatteranno nuove casuali che fanno riferimento a: esigenze previste dai contratti, comprese quelle aziendali, motivi di natura tecnica, organizzativa e produttiva individuati da accordi tra aziende e sindacati, esigenze di sostituzione di altri lavoratori. I contratti potranno essere, in questo modo, prolungati più facilmente. Si potrà arrivare fino a 36 mesi con i nuovi contratti a termine, ma servirà l’ok degli uffici territoriali del ministero del Lavoro. Il nuovo decreto, inoltre, rimuove i vincoli per le aziende, introdotti l’anno scorso col decreto Trasparenza: le imprese non dovranno più, all’atto dell’assunzione, consegnare tutta una serie di documenti sul rapporto di lavoro, ma potranno rimandare alla consultazione dei contratti nazionali vigenti.
VIA DAL LAVORO PRIMA
Modifiche in arrivo anche per i prepensionamenti. Il decreto Lavoro stabilisce, infatti, la proroga dei contratti di espansione, introdotti per il biennio 2019-2020 e, poi, prorogati fino a fine 2023 ed estesi dalle aziende con più di mille dipendenti a quelle con più di 50. Il contratto di espansione è un accordo tra impresa e sindacati per il prepensionamento fino a 5 anni di anticipo sul raggiungimento della pensione di vecchiaia, ovvero 67 anni d’età e 20 di contributi, o della pensione anticipata, che si può raggiungere con 42 anni e 10 mesi di contributi, indipendentemente dall’età per gli uomini e con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne. Il lavoratore che accede al prepensionamento riceve un’indennità mensile pari all’importo della pensione maturata fino a quel momento. In cambio della possibilità di mandare i lavoratori in prepensionamento, l’azienda si impegna a nuove assunzioni. In particolare, le società con più di mille dipendenti dovranno effettuare almeno una nuova assunzione ogni tre prepensionamenti. I lavoratori più distanti di 5 anni dalla pensione possono, a fronte di una riduzione di orario, accedere a un’indennità a carico dello Stato per 18 mesi. Il decreto Lavoro prevede la proroga di due anni, fino alla fine del 2025, dei contratti di espansione, stimando di coinvolgere circa 100mila lavoratori.
ASSEGNO UNICO
PER GLI ORFANI
Con la riforma che approderà in Consiglio dei ministri, la cui impalcatura è sostanzialmente definita, è previsto un potenziamento dell’assegno unico universale, allo scopo di sostenere le famiglie con figli minori orfani di un genitore. L’articolato prevede, infatti, un amento di 30 euro al mese dell’assegno unico per i figli con un’età inferiore a 18 anni, che appartengono a famiglie con un Isee che non supera i 15mila euro. Ma a una condizione: vi deve essere un solo genitore lavoratore, essendo l’altro deceduto. Finora la maggiorazione di 30 euro mensili è scattata nei nuclei familiari con Isee fino a 15 mila euro, riducendosi progressivamente per Isee superior, fino ad annullarsi quando l’indicatore della situazione economica della famiglia raggiunge i 40mila euro. Secondo la relazione tecnica che accompagna la bozza di decreto legge, l’estensione della maggiorazione di 30 euro al mese dovrebbe riguardare circa 80mila minori: tanti sono quelli che hanno ricevuto l’assegno unico nel periodo di osservazione per i quali risulta la presenza di un solo genitore, poiché l’altro risulta deceduto. Il governo stima per mettere in campo questa operazione una spesa di 100 milioni di euro in tre anni, con un impegno di spesa crescente fino al 2025: 28 milioni quest’anno, che salgono a 30,2 nel 2024 e a 30,7 nel 2025.

