«Lavoro e tribunali: ecco come l’Abruzzo può superare la crisi»

15 Ottobre 2021

Il leader di Azione: sui trasporti vanno utilizzati i fondi Ue Su Sevel ok la fusione Fiat-Psa, ma i posti non si toccano

Il suo partito Azione è saldamente in testa tra i piccoli partiti a livello nazionale. E se fino a ieri il peso del partito si poteva derubricare a volatile orientamento sondaggistico, il risultato delle Comunali di Roma lascia un segno diverso, più tangibile. Carlo Calenda si è piazzato al terzo posto dopo Enrico Michetti e Roberto Gualtieri che guidavano delle corazzate. Il suo schieramento ha superato la sindaca uscente, Virginia Raggi.
Onorevole Calenda, partiamo da Roma. Nonostante non sia arrivato al ballottaggio per molti lei è il vincitore morale delle elezioni nella Capitale. Come si sente in questa veste?
Guardi, ci ho lavorato un anno per fare il sindaco di Roma, quindi mi stavo preparando a fare questo e mi dispiace non esserci riuscito. In ogni caso, è vero, il risultato è stato molto buono se si pensa che la mia lista ha preso come tutte le liste del Movimento 5 Stelle in Italia: 220mila voti è un risultato positivo.
Lei ha dichiarato il suo appoggio personale a Gualtieri, a condizione che non vi siano esponenti di giunta del M5S. Lei rappresenta un’area di centro su cui si posizionano anche altre forze, come Italia Viva e potenziali fuoriusciti del centrodestra moderato. Con l’attuale sistema elettorale misto che forza potrà avere un’aggregazione di questo tipo?
«No, ma io non ho nessuna intenzione di fare queste cose con pezzi di centro moderato e Italia Viva. Noi vogliamo fare un percorso come quello fatto a Roma. Lavoriamo per diventare un grande partito partendo dal territorio, facendo il lavoro che la destra sovranista, di cui non condivido niente, ha fatto e che invece non ha fatto né la sinistra, né Forza Italia, né nessun altro. Ed è una cosa che sta dando i suoi frutti, noi siamo diventati stabilmente, in un anno e mezzo, il primo dei piccoli partiti. E faremo esattamente quello che abbiamo fatto a Roma.
Il segretario del Pd, Enrico Letta, si professa federatore di una coalizione, da qualcuno ribattezzato Nuovo Ulivo, con dentro anche il M5S. Lei è contrario, come se ne esce?
Se ne esce facendo quello che stiamo facendo in Europa. Dove la von der Leyen è appoggiata dai popolari, cioè Forza Italia, dai liberali, cioè noi, e dai socialdemocratici, il Pd. E aggiungo i Verdi. Allora, il lavoro che va fatto qui non è mettere insieme tutto e il contrario di tutto. Sappiamo che altrimenti non si governa e l’abbiamo sperimentato negli ultimi 30 anni. Serve il modello Draghi, cioè un riformismo pragmatico, serio che affronta le questioni. Meno ideologia e più pragmatismo, direi così.
E il ruolo di Draghi?
Spero che Draghi rimanga a palazzo Chigi. Ne abbiamo bisogno per gestire i fondi del Pnrr e per consolidare la crescita italiana. Dopodiché, ci saranno le elezioni e saranno gli italiani a dover votare. Noi dobbiamo offrire una forza politica che si ritrovi in quel modo di governare. Smettiamola di votare sovranisti e populisti senza alcuna esperienza di lavoro e votiamo una classe dirigente politica, seria, preparata e pragmatica.
Con Draghi alla guida?
Non lo credo perché credo che Draghi abbia un profilo istituzionale che lo porterà al Quirinale o come presidente del Consiglio super partes nella prossima legislatura, ma non certamente leader di partito.
Lei arriva in Abruzzo a sostenere Mario Nugnes, candidato del suo partito che ha ottenuto un exploit al primo turno alle Comunali di Roseto. Si aspettava un risultato di questo tipo?
No, Nugnes ha fatto meglio di me. Innanzitutto, gli va riconosciuto il merito di aver preso 10 punti percentuali più di me. Sono molto contento di sostenerlo. È anche una persona che ci ha provato tanto, ha affrontato tre elezioni andando sempre meglio, con serietà. Ha sia un’esperienza da insegnante, sia nell’associazionismo. È veramente una persona ideale, quelle persone serie che dobbiamo portare alla politica. Il suo è anche un percorso molto simile al mio. Che nasce indipendente dal Pd e dalla destra che hanno sempre più peggiorato la classe dirigente nel corso degli anni.
L’Abruzzo è alle prese con il problema dei trasporti. I collegamenti via ferrovia hanno inadeguati tempi di percorrenza tra Pescara e Roma; l’autostrada abbisogna di interventi strutturali e senza l’approvazione del Piano economico finanziario si va verso insostenibili aumenti dei pedaggi. Come si può lavorare alla risoluzione di questi problemi?
Il tema è annoso: l’utilizzo di fondi che ci sono per fare le infrastrutture. È questa la cosa assurda: abbiamo fondi, già prima del Pnrr, ma non li usiamo. E la ragione è molto semplice: noi costruiamo sistemi di regolamentazione del tutto barocchi pensando in questo modo di prevenire la corruzione, che in realtà non preveniamo. Più i sistemi sono complicati e più favoriscono la corruzione. È il lavoro fondamentale che dovranno fare Draghi e le amministrazioni locali, che hanno le loro responsabilità perché vogliono sempre avere un diritto di veto che invece non gli va concesso. Draghi dovrà fare proprio questo, cioè dire: i soldi si devono spendere; quelli del Pnrr entro il 2026, fine della discussione. Poi se ci saranno dei corrotti si metteranno in galera, ma noi non possiamo fermare il Paese come stiamo facendo da 20 anni tra magistratura e regole barocche.
Altro tema caldo per l’Abruzzo è quello delle vertenze occupazionali: la Riello di Cepagatti è alle prese con la delocalizzazione, alla Brioni di Penne chiudono due reparti, con 321 esuberi. Nel Teramano sono in fallimento Atr e Veco, Betafence e Selta vogliono chiudere le sedi in Abruzzo. Nell'Aquilano molti i posti a rischio nei call center. Secondo lei che è stato ministro dello Sviluppo economico, come si affrontano le vertenze tutelando i posti di lavoro?
Ci sono questioni molto diverse tra di loro. Penso alla vertenza della Sevel che oggi sembra stabilizzata, ma sappiamo che Peugeot aprirà un impianto in Polonia. Bisogna agire sul gruppo Fiat, gli sono stati dati 5 miliardi di garanzie statali per garantire la catena dei fornitori. La Fiat si deve impegnare affinché non si perda un posto di lavoro nelle fusioni con Psa. Questo Macron lo ha chiesto con chiarezza a Psa, il nostro governo non si è mai sentito. Secondo: bisogna approvare la legge sulla delocalizzazione. Ho mandato la bozza a Draghi e a tutti i governi negli ultimi due anni e mezzo. Perché, per carità di Dio, le aziende si possono muovere, ma non deve essere gratis: se si muovono devono assumersene il costo sociale, dando la possibilità di reindustrializzare pagando dei costi, altrimenti non ne usciamo. Paesi come la Polonia, l’Ungheria, la Slovacchia, che a mio avviso non dovrebbero stare nell’Unione europea e, per inciso, sono gli alleati dei sovranisti, sono i Paesi oggi che si stanno prendendo i finanziamenti europei e anche le attività produttive europee. Vanno sbattuti fuori.
In Abruzzo quattro tribunali (Avezzano, Sulmona, Vasto e Lanciano) sono destinati alla soppressione, con conseguenze pesanti per chi deve spostarsi e per tutto l’indotto. Cosa si può fare per salvare questi palazzi di giustizia?
Un po’ lo stiamo già facendo con Enrico Costa, che si è impegnato in Parlamento e io credo che almeno una sede si salverà. Quale? Non dipende da noi, possiamo solo dire che per avere contiguità territoriale servono più presìdi sul territorio. Poi la decisione spetta al ministro di Grazia e Giustizia, ma dobbiamo assicurare i servizi essenziali. Una cosa è la razionalizzazione e una cosa è non capire che l’Italia è un Paese di piccoli Comuni e la gente non può fare centinaia di chilometri per andare da una parte all’altra a fare attività che sono diritti.
Sul fronte sanitario e sull’emergenza Covid si parla insistentemente di tamponi gratuiti per chi non si vaccina, per evitare il blocco di alcuni settori produttivi? Lei cosa ne pensa? Non sarebbe il caso di pensare alla vaccinazione obbligatoria?
Non so se funzionerebbe, la gente non puoi portarla coattamente a vaccinarsi. Puoi prevedere una sanzione, ma questo avviene anche se ti devi fare un tampone o non hai il Green pass. Quindi sono contrarissimo a darli gratuitamente, stiamo parlando di buttare sulle spalle dei contribuenti che si sono vaccinati il costo di un pregiudizio antiscientifico. Poi sono favorevole a chiuderla con l’obbligo vaccinale, ma attenzione perché forse renderà più facili le cose, ma non convincerà i no vax a vaccinarsi. È incredibile che il M5S, Meloni e Salvini si trovino come sempre a dire: “Tamponi gratis a carico dello Stato”. Non lo sanno che lo Stato siamo noi? Questo vorrebbe dire tamponi gratis a spese di chi si è vaccinato.
Il tema dell’antifascismo torna di attualità dopo l’assalto alla sede romana della Cgil. Lei pensa che Forza Nuova debba essere sciolta?
Sì, penso che vada sciolta perché è un partito che inneggia alla violenza e fa apologia del fascismo. Guardi, io non credo che il problema di oggi in Italia sia il fascismo, ma è pur vero che le alleanze internazionali ad esempio della Meloni sono con tutti i partiti franchisti, neonazisti, sovranisti. Se domani la Meloni vincesse le elezioni, con le alleanze europee che ha, metterebbe l’Italia in grave difficoltà. La verità è che la destra italiana non è matura, moderna ed europea. E attenzione perché siamo un Paese con un debito altissimo e rischiamo di farci male».
A quale politico si ispira nella sua attività politica?
Sono grande fan di Winston Churchill, ma la foto che ho dietro la scrivania è quella di Gobetti, sono un socialista liberale, che è una corrente di pensiero che in Italia si è trasferita nel partito d’azione, da cui il nostro nome.
Lei viene da una famiglia di cineasti e vanta anche qualche partecipazione a film. Quello delle Film commission è un settore che produce utili e valorizza il turismo. L’Abruzzo su questo arranca. Quali suggerimenti si sente di dare?
Lo dovete fare assolutamente. Le racconto una storia che può far capire quanto questo è legato al turismo. Bollywood, l’industria indiana del cinema, quando gira fuori dall’India sceglie la Svizzera grazie agli sconti. Il risultato è che oggi gli indiani ricchi hanno una seconda casa in Svizzera. Il cinema, le serie televisive sono un gigantesco veicolo di promozione del territorio, è un lavoro molto specifico, bisogna saperlo fare. Non si può far gestire da un politico trombato, ma può essere un grande veicolo promozionale.