Le 27 visite di Berlusconi «L’Aquila nel mio cuore»

13 Giugno 2023

L’ex premier con Bertolaso e Letta per ricostruire la città distrutta dal terremoto

L’AQUILA. «Ho fatto un record mondiale». Il Berlusconi operaio ricordava di aver spronato alla sua maniera i manovali impegnati ad assemblare quelle strutture di legno e plastica montate lavorando anche di notte, in gran velocità, alla luce delle fotoelettriche. Edifici pronti in 120 giorni che qualche anno dopo – vedasi il balcone da tre quintali (il primo di una serie) piombato al piano di sotto a Cese di Preturo nel 2014 – cominceranno a mostrare le prime rughe. A parte il caso specifico, la manutenzione da parte dell’allora amministrazione comunale di centrosinistra rispetto ai 19 nuovi quartieri, è stata all’altezza della situazione? Ora sarà la giunta guidata dal sindaco Pierluigi Biondi a manovrare le ruspe per abbattere quelli che cadono a pezzi e non servono più. È il Progetto Case, piano che, ideato in precedenza, è stato calato all’Aquila, prima emergenza in ordine di tempo, dopo il 6 aprile 2009. Un terremoto da 309 vittime, oltre 1.500 feriti e più di 70mila sfollati. Ottocento e passa milioni di euro per 19 nuovi quartieri (nel linguaggio comune divenuti, per l’appunto, le case di Berlusconi) nati per dare alloggio a 5mila famiglie. Nel giro di pochi mesi, circa 20mila aquilani trovarono un alloggio provvisorio, ma non di emergenza.
IL RAPPORTO CON LA CITTà
Pochi giorni prima dell’annuncio ai manovali un Berlusconi contrito, avvolto in un giaccone blu della protezione civile, aveva presenziato ai solenni funerali delle vittime, il Venerdì Santo più buio della storia dell’Aquila. Era il 10 aprile. Il rapporto di Berlusconi con L’Aquila è continuo. Il capoluogo abruzzese nel 2009 divenne – suo malgrado – il palcoscenico di una tragedia epocale e di una vicenda politica personale che hanno viaggiato di pari passo. L’allora premier – che per 27 volte, Ferragosto compreso, visitò la città nell’immediato post-sisma, promettendo che vi avrebbe acquistato anche una casa – si rifugiò in una città di provincia lontana dagli echi dei palazzi romani, ma soprattutto completamente anestetizzata dal dolore. Dove lui e l’allora braccio destro Guido Bertolaso furono assoluti protagonisti. Con la mediazione continua e costante dell’avezzanese Gianni Letta, uomo-ombra e uomo-ovunque che ancora oggi, a 14 anni dal terremoto, non rinuncia a presenziare a iniziative riguardanti L’Aquila. Fu Letta stesso a introdurlo nei palazzi del potere – di cui il giornalista conosce ogni angolo – come in occasione dell’incontro con Oscar Luigi Scalfaro nel 1994 dopo le elezioni vinte. Si narra che l’allora capo dello Stato, preannunciandogli l’incarico di formare il nuovo governo, disse: “Non la manderò a Palazzo Chigi senza questo signore qui”, riferendosi all’anfitrione marsicano. E Berlusconi, di rimando: “Mai pensato di fare il presidente del Consiglio senza avere al fianco questo signore”.
c’è chi dice no
Se si eccettua la battaglia di testimonianza dei comitati civici sorti per vigilare sulla ricostruzione – le uniche voci contro nel peana collettivo a suo favore – ogni sbarco dell’allora premier in città andò in scena tra gli applausi. A Onna Berlusconi fu preso persino in braccio e sollevato da terra (stile Benigni con Berlinguer) da Giuseppe “Pino” Mancini, nel giorno della consegna delle prime casette. L’ammiratore gli confidò di aver combattuto «i comunisti» per oltre 50 anni, da militante Dc. Antonio Bernardini, oggi scomparso, invece, gli mandò il carbone a casa, sotto Natale, simbolo di una promessa non mantenuta: quella (provocatoria) di poter abitare a Villa Certosa o a Palazzo Grazioli in attesa di riavere la sua casa resa inagibile dal terremoto. Tra i pochi che riuscirono a tenergli testa nelle sue scorribande aquilane c’è una religiosa: suor Oliva Lombardi delle Francescane Alcantarine, la quale, trovandoselo davanti sul prato di Collemaggio ricoperto di breccione per la tendopoli, gli contestò i modi di fare nei confronti delle donne, chiedendogli più rispetto. Anna Di Carlo, sfollata di San Demetrio ne’ Vestini, ebbe in dono dall’allora premier una dentiera nuova. L’aveva lasciata a casa fuggendo quella notte. Aveva incontrato il presidente del Consiglio in una tendopoli e gli aveva rappresentato il suo disappunto perché senza dentiera non poteva mangiare. Lui l’aveva rassicurata: presto ne avrebbe avuta una nuova. Detto, fatto. In tendopoli Berlusconi aveva anche pranzato più volte.
Il discorso di Onna
Tra i momenti alti delle visite berlusconiane all’Aquila si annovera quello che è passato alla storia come il discorso di Onna, il messaggio che fu pronunciato davanti al monumento che ricorda le 17 vittime della strage nazifascista del 1944 nella frazione devastata dal sisma del 2009. Proprio davanti a quel cippo, il 25 aprile 2009 l’allora presidente del Consiglio disse che «la Resistenza è valore fondante della nostra nazione». Colpì gli osservatori politici il fatto che quelle parole fossero pronunciate da chi aveva sdoganato gli eredi del Movimento sociale italiano portandoli al governo. E per dare un tocco ulteriore a quel pensiero indossò il fazzoletto tricolore della Brigata Maiella, l’eroica formazione militare partigiana nata in Abruzzo.
Nessuna
vendetta sportiva
Del fair play berlusconiano trasse beneficio L’Aquila rugby grazie ai soldi donati per farla ripartire dopo il sisma. Volle premiare quella stessa squadra che pure regalò al re Mida del calcio un piccolo grande dispiacere. Infatti il suo Milan si vide scucire dalla maglia uno scudetto già virtualmente assegnato ad opera dell'Aquila rugby di Mascioletti il 23 aprile 1994 a Padova (23-14). Lo sgarbo sportivo ricevuto non impedì a Berlusconi di staccare, nel 2010, un assegno da 200mila euro, a titolo personale, si disse allora, per garantirne l’iscrizione al campionato.(u.c.).
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