Le 60mila famiglie senza medico: il caso per ora non si risolve

Il braccio di ferro in commissione Sanità dopo la denuncia La maggioranza: manca l’accordo sindacale. Ma il Pd ribatte
L’AQUILA. Sessantamila famiglie abruzzesi rimangono senza medico di base, ne mancano all’appello almeno 100. Un’emergenza sanitaria di base che però. a fine anno, si aggraverà a causa dei pensionamenti di molti medici di lungo corso. La denuncia, lanciata pochi giorni fa attraverso il Centro da Mauro Petrucci, segretario regionale della Fimmg (la Federazione dei medici di medicina generale), è arrivata ieri mattina sui tavoli della Regione. Ma il nodo non si è sciolto.
LA MAGGIORANZA.
«L'assessore alla Sanità, Nicoletta Verì, ascoltata in commissione, ha precisato che l’articolo 38 dell’accordo collettivo nazionale, sottoscritto lo scorso anno, conferma il massimale di 1.500 assistiti per ogni medico convenzionato con le Asl, con la possibilità per le Regioni di portarlo a 1.800 solo per un periodo di 6 mesi in situazioni ben definite; ad oggi, però, non è stato concluso l’accordo integrativo regionale con i sindacati di categoria anche se è stata istituito a gennaio un tavolo tecnico con le organizzazioni sindacali per arrivare a una bozza condivisa».
Così dichiarano i consiglieri di centrodestra della Commissione regionale Sanità, riunitasi in via straordinaria. Per quanto riguarda le modifiche apportate al cosiddetto Decreto Calabria o Patto per la Salute che permetterebbe di reclutare rinforzi: «Al momento non è giunta nessuna richiesta da parte dei tirocinanti in formazione di accedere a percorsi a tempo parziale. Sono due le possibili cause», concludono i consiglieri di centrodestra, “la prima è il raddoppio della durata del corso di formazione, che passerebbe da 3 a 6 anni; la seconda è l’impossibilità di partecipare ai bandi per l’assegnazione di incarichi convenzionali, con il riconoscimento delle attività prestate. Ma la Regione è disponibile a organizzare corsi a tempo parziale, laddove pervenissero delle richieste».
L’OPPOSIZIONE.
Perentoria la reazione del centrosinistra. «La maggioranza di centrodestra ha perso un'altra occasione per rispondere alle esigenze e alle istanze del territorio con atti concreti. In commissione Sanità ho avanzato una risoluzione che accoglieva una richiesta fondamentale dei medici di base, per portare, come prevede e consente il sistema legislativo, da 1.500 a 1.800 i mutuati per ogni singolo medico», incalza Dino Pepo, consigliere regionale del Pd. «In Abruzzo, come nel resto del Paese, purtroppo il fenomeno della carenza di medici crea molte difficoltà soprattutto nelle aree interne. Nel 2019 erano attivi 1.078 medici, diventati 1.036 nel 2021. Nel biennio 2019/2021, il rapporto tra medici di medicina generale e pazienti assistiti, è di uno ogni 1048/1059. È indispensabile», conclude il dem, «garantire e incrementare la continuità assistenziale primaria per i cittadini abruzzesi attraverso la possibilità di iscrizione, in deroga, per i famigliari dei pazienti già iscritti (ricongiungimenti) e dei pazienti domiciliati nell’ambito distrettuale per motivi di studio, lavoro e salute, superando il limite imposto dal massimale. Una necessità che, ancora una volta, non viene ascoltata».
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