«Le banche sostengano attivamente anche le piccole attività allo stremo»

23 Aprile 2020

L’AQUILA. Armando Ippolito, del ristorante Lo Scalco dell’Aquila, ha veramente voglia di parlare. Questo nuovo stop, dopo quello già subito dopo il terremoto del 2009, l’ha messo davvero a dura prova,...

L’AQUILA. Armando Ippolito, del ristorante Lo Scalco dell’Aquila, ha veramente voglia di parlare. Questo nuovo stop, dopo quello già subito dopo il terremoto del 2009, l’ha messo davvero a dura prova, anche dal punto di vista morale e psicologico.
«Eravamo appena ripartiti» spiega, accorato. «All’Aquila nell’ultimo anno si era creato grande movimento e avevamo ritrovato le energie per far rinascere il centro storico. Questo arresto ci costringe a rivedere tutto. Sono preoccupato: per l’attività e per la famiglia». «E siamo anche fortunati», riconosce, «perché all’Aquila non abbiamo avuto decessi. Dopo il terremoto, siamo abituati alle condizioni avverse ma è chiaro che questa cosa è diversa, perché colpisce tutto il Paese. Ora dobbiamo affrontare il futuro restando uniti».
Sulla ripartenza è confuso anche Armando, come tanti suoi colleghi. «Nessuno ancora sa come muoversi. Siamo chiusi da due mesi, i dipendenti sono in cassa integrazione, ma siamo preoccupati anche per loro. Abbiamo solo cinque dipendenti, siamo un’azienda familiare, ma in tutto siamo in dieci a lavorare. Tutti senza stipendio dal 7 marzo».
Per cercare di reinventarsi, allo Scalco hanno messo su un laboratorio di cucina dove lavorare in sicurezza per l’asporto e il catering. «Stiamo predisponendo il locale, con i tavoli distanziati nelle sale e nei cortili. Proporremo anche la vendita online di percorsi enogastronomici, per raggiungere i clienti fuori regione. Magari daremo così un impulso anche ad altre attività ricettive del nostro territorio».
Ha bene in mente l’importanza di “fare squadra”, Armando. «Non abbiamo ricevuto linee guida per la riapertura, rivedremo i piani in base alle indicazioni del governo. Ma dobbiamo poter riaprire tutti, e tutti insieme, altrimenti non ha senso. E quando ripartiremo, con tutte le misure del caso, mi auguro che i controlli si facciano in maniera proattiva, collaborando con noi e non contro di noi». «Fare solo multe non serve», avverte Armando, «abbiamo bisogno di supporto, di presenze amiche per risolvere tutti le difficoltà».
Secondo Ippolito, un ruolo determinante l’avranno le banche. «Ci devono sostenere, per il bene di tutti. Non dovranno aiutare solo le categorie più forti, ma anche i piccoli imprenditori che ora sono allo stremo. I soldi serviranno per pagare le tasse, gli stipendi, non solo per i grandi investimenti. Siamo disposti a sacrificarci, non vogliamo nulla a fondo perduto. Ma abbiamo bisogno di finanziamenti, ora, che poi ripagheremo con il nostro lavoro». (s.d.n.)