Le banche tornano a fare prestiti «Ma le imprese siano trasparenti»
PESCARA. E le banche? Che aiuto danno le banche alle imprese e alle famiglie per uscire dalla crisi? Una volta prestavano poco perché non avevano liquidità, oggi prestano poco perché dicono di non...
PESCARA. E le banche? Che aiuto danno le banche alle imprese e alle famiglie per uscire dalla crisi? Una volta prestavano poco perché non avevano liquidità, oggi prestano poco perché dicono di non ricevere richieste di finanziamento. Come si spiega questa strana altalena? Per Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, l’associazione bancaria italiana, «le banche stanno facendo quello che spetta loro, e si vede per quello che riguarda i mutui. Dal momento in cui è stato constatato da parte dei risparmiatori e delle famiglie che i prezzi degli immobili sono un po’ calati in questi anni, che i tassi sono bassissimi per i mutui delle famiglie, noi abbiamo dal primo gennaio del corrente anno una media di incremento dei mutui che è attorno al 27-28%: è un segnale che da solo non riesce a far superare la crisi, ma è un segnale che dimostra che il tessuto sano dell'Italia, nel momento in cui supera una condizione psicologica di rassegnazione, se ha risparmi li investe».
Quanto al fatto che le banche abbiano il freno a mano tirato nei prestiti, Patuelli dà una cifra che è da sola una smentita: «I prestiti in Italia superano la raccolta bancaria di 100 miliardi». Però è vero che le condizioni si sono fatte più rigide, sia per le banche che prestano che per i clienti. Le banche con indici patrimoniali solidi non hanno problemi a prestare, dice Patuelli, chi non li ha, fa più fatica. Il presidente dell’Abi rimarca comunque lo sforzo fatto dalle banche in questi anni per cambiare, per aprirsi all’azionariato e ricapitalizzarsi: «In 5 anni c’è stato un aumento di capitale di 45 miliardi, nel solo 2014 di 11,5 miliardi, questo vuol dire avere capacità di fare più prestiti». Per quanto riguarda gli investimenti, Patuelli chiede alle imprese un gioco di squadra: «Dobbiamo crederci in due e rischiare in due. Ma da parte dell’impresa deve esserci trasparenza totale, e conti trasparenti anche fiscalmente».
Il presidente dell’Abi, sollecitato dalle domande del direttore del Centro Mauro Tedeschini, tocca anche la questione delle Casse di risparmio abruzzesi: Tercas e Caripe, uscite dal commissariamento dopo l’ingresso della Popolare di Bari, e Carichieti recentemente commissariata. «Teracas e Caripe con Pop Bari e con il concorso di tutti noi attraverso il fondo interbancario ha tirato fuori qualcosa», dice Patuelli, «ma ci sono dei casi di commissariamenti conclusi positivamente, come quella della cassa di risparmio di Rimini, ricapitalizzata attraverso l’intervento di un azionariato diffuso». Quanto alle Fondazioni, Patuelli ritiene che debbano concorrere al capitale delle banche «come investitori istituzionali senza ruolo di gestione e di guida».
Tornando alla crisi economica, il presidente dell’Abi invita a «non rassegnarsi» e a «non bisogna abituarsi a una crisi, pensando che sia infinita. Bisogna trovare l'approccio psicologico giusto, volontà, determinazione, consapevolezza per superarla, correggere i fattori: innanzitutto il debito pubblico, scarsi livelli di efficienza e produttività comparati con il resto d'Europa, e dall'altro trovando nuove vie». «Quando ci sono le crisi» prosegue Patuelli «poi si impongono dei ripensamenti ai cicli produttivi, ai modelli, ci si trovano anche nuove possibilità che danno poi nuove forme di occupazione. Questo è l'approccio». «Devo dire» sottolinea il presidente dell' Abi «che qui a Pescara affrontare la crisi razionalmente è più semplice. Qui c'è ancora il ricordo di vite austere di condizioni povere che poi progressivamente sono migliorate. Ci sono tante potenzialità da valorizzare. Quindi non rassegniamoci». (a.d.f.)
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