Le barche incagliate nel porto I pescatori: «Siamo sequestrati»

18 Gennaio 2022

La notte scorsa problemi per tre pescherecci bloccati dai fondali insabbiati: danni durante le manovre Massimo Camplone: «Ci sono 40 imbarcazioni che non possono uscire: così non ci fanno lavorare»

PESCARA. Rabbia e disperazione fra la marineria pescarese. Un risveglio quello di ieri, amarissimo. Domenica notte, per l’ennesima volta, un peschereccio, il Gemì, è rimasto incagliato all’uscita del porto canale a causa dell’insabbiamento dei fondali. Ieri, era ancora lì, con tutto l’equipaggio a bordo, tre persone in tutto, in attesa di essere riportato verso la banchina. Questo il caso più eclatante, ma fra la serata e nottata di domenica, altre imbarcazioni hanno avuto gli stessi problemi. Una ha rischiato di capovolgersi, un’altra, la Emily C, una volta all’uscita del porto, è dovuta tornare indietro in retromarcia. Risultato? Danni ingenti, fra motori bruciati ed eliche rotte. «Non ce la facciamo più», grida Massimo Camplone, «siamo sequestrati dentro il porto. Ci sono ben 40 barche bloccate che non possono uscire. E si sapeva che saremmo arrivati a questo punto. Non possiamo lavorare e le nostre famiglie mangiare. Durante questo mese», fa presente, «siamo riusciti ad andare in mare soltanto quattro giorni perché il tempo è stato brutto. E adesso che finalmente potevamo uscire, non possiamo. Di questo passo falliremo tutti».
«Giovedì», sottolinea Mario Di Giovanni, «avevamo fatto presente il problema, ossia che le barche avevano grosse difficoltà ad entrare e uscire dal porto canale. La stessa cosa venerdì. Sono stati fatti dei rilievi, da cui è emerso che il massimo di profondità dei fondali era poco più di due metri e mezzo. Ora siamo bloccati. Al momento sono in corso i lavori di rifacimento del porto, stanno mettendo gli scogli, ma questo non ci sta aiutando». Per Lucio Di Giovanni, dell’associazione Armatori, «la situazione non è più sostenibile perché non stiamo più lavorando. Qualcuno si è spostato ad Ortona, ma qui la situazione è grave. Per questo chiediamo un intervento immediato».
Ieri mattina, attorno alle 10, nella sede della Direzione marittima, si è tenuto un incontro urgente a cui hanno preso parte il comandante Salvatore Minervino, una delegazione della marineria e il dirigente del Comune, Fabrizio Trisi. Vista la situazione, è stato fatto partire un provvedimento di massima urgenza per poter creare una canaletta che consenta alle imbarcazioni di entrare e uscire dal porto. «Realizzeranno la canaletta», spiega Camplone, «per farci lavorare, ma sia ben chiaro, non è il dragaggio, ma uno spostamento della sabbia e dei fanghi».
L’intervento di massima urgenza, come assicura il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, sarà avviato «entro le prossime ore». Le operazioni saranno affidate alla ditta di Venezia Codemar, la stessa che si è aggiudicata l’appalto dell’Arap per la realizzazione del primo lotto di opere per la riqualificazione e il potenziamento del porto. «Richiederanno», spiega Sospiri, «al massimo, tre giorni per riportare la profondità del bacino a meno quattro metri, consentendo anche di liberare il peschereccio che, nelle scorse ore è rimasto incagliato in quei fondali troppo bassi. Sappiamo che al momento ci sono delle criticità, ma il nostro obiettivo è superarle in modo definitivo portando avanti con forza e velocità i lavori di allungamento dei due moli».