Le case Ater cadono a pezzi E la protesta spacca i residenti

Pettinari (M5S): assurdo spendere due milioni per il Ferro di Cavallo e non sistemare questi alloggi L’associazione di quartiere accusa: dovevi venire alla fiaccolata. Il consigliere: non faccio passerelle
PESCARA. L’ennesima protesta per il degrado delle case popolari di Villa del Fuoco è stata caratterizzata da uno scontro tra residenti che si è preso buona parte della scena. Ieri il vice presidente del consiglio regionale, Domenico Pettinari, ha convocato la sua conferenza stampa in loco per mostrare le condizioni degli alloggi Ater di via Osento. Ma la conferenza-manifestazione è stata anche l’occasione per accesi confronti verbali tra Pettinari e i suoi da un lato e, dall’altro, la parte di abitanti di Rancitelli che vuole portare avanti una linea di attivismo civico fuori di ogni partito.
LA DENUNCIA. «A trecento metri da qui si vogliono spendere oltre due milioni di euro per abbattere edifici, però non viene stanziato un euro per mettere in sicurezza le case di via Osento»: questa la denuncia di Pettinari. «Ben venga la riqualificazione del Ferro di Cavallo, ma il sindaco Carlo Masci e il presidente Marco Marsilio spostano solo il problema della delinquenza», sottolinea il consigliere regionale, «e al di là di grandi progetti e annunci non gli importa nulla di questi alloggi che marciscono».
LE CASE. I residenti poi fanno da ciceroni negli alloggi di via Osento. Entrando, colpisce subito l’umidità che già negli androni prende alla gola. «Qualche anno fa sono venuti i tecnici dell’Ater», racconta Adriana Saccomandi, «hanno promesso che avrebbero fatto il “cappotto” per l’umidità, ma oggi non c’è neanche una lira per la manutenzione». Nel suo appartamento, al primo piano, macchie di umido dietro i mobili e sui soffitti, in diverse stanze. Lo stesso nella palazzina di fronte, dove vive Michele Cagnetta, che nel luglio 2012 perse il figlio Tommaso, ucciso al Ferro di Cavallo. «C’è gente che, quando chiama, subito l’Ater arriva», lamenta Cagnetta, «da noi invece? Qualche lavoro l’ho potuto fare, ma con la pensione che prendo, se non interviene l’Ater, i problemi maggiori non si risolvono. Per non parlare del fatto che a volte si vedono certi topi qui nel cortile!». Al terzo piano, nello stesso palazzo, dove vive Marina Bellini, un’anziana disabile, stesse scene: intonaco che si stacca, chiazze di umidità, finestre che non si chiudono. «E tra l’altro qui ci sono anche almeno tre appartamenti vuoti, tra cui uno murato», fa notare ancora Cagnetta.
LO SCONTRO. Esiste anche una spaccatura tra i residenti delle periferie che lottano contro il degrado. E in via Osento emerge con forza, con accesi scontri verbali tra simpatizzanti di Pettinari e attivisti del comitato “Per una nuova Rancitelli” presieduto da Francesca Di Credico. L’esponente del Movimento 5 Stelle viene accusato di protagonismo, di voler cavalcare le proteste per interessi politici. Gli si rinfaccia di non essere stato alla fiaccolata del 6 gennaio. «Io non faccio la passerella con i politici (era presente Masci, ndr)», si difende Pettinari, «i politici devono risolvere i problemi: quando lo faranno, sfilerò con loro». Di Credico manifesta disappunto per il fatto che «per un problema bisogna rivolgersi al politico di turno: le segnalazioni si fanno all’Ater e le denunce ai carabinieri. Noi vogliamo unire le forze di tutti. Macchine distrutte, aggressioni o semplici dispetti li abbiamo ricevuti tutti, ma con la fiaccolata siamo ugualmente riusciti a tirare fuori dalle case 200 persone che hanno vinto la paura. Il risanamento del patrimonio edilizio? È la prima cosa che ho detto a Marsilio l’altro giorno. Noi parliamo con tutti senza badare al colore politico».
Parole grosse poi volano tra un po’ tutti i presenti dei due fronti: tra chi prende le parti di Pettinari e chi rivendica un’azione esclusivamente civica, al di fuori di ogni partito. Come impone per statuto l’associazione di Rancitelli, che chiede ai propri militanti di non essere candidati o iscritti a partiti.
IL CASO ORSINI. In via Osento c’è anche Patrizia Orsini, la residente di Ferro di Cavallo alla quale a novembre hanno incendiato la macchina: «Il sindaco ha detto che mi avrebbe incontrata», ricorda, «ma quando è venuto a sfilare con Marsilio si è dimenticato di suonare al mio campanello. Mi ha promesso un aiuto per la macchina», continua, «ma alla fine è grazie a 600 euro raccolti con una colletta se sono riuscita a comprare un altro “ciottolo”».
PROSSIME INIZIATIVE. Pettinari rilancia: «Tornerò tra un mese a verificare ed eventualmente a denunciare quello che non è stato fatto». L’associazione di quartiere dal canto suo continuerà a discutere, proporre, analizzare. Già questa settimana il comitato, che presto dovrebbe avere una nuova sede, si riunisce per parlare della proposta di demolire il Ferro di Cavallo.
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