«Le chiese sono più vuote dopo il Covid»

25 Agosto 2023

Don Antonio D’Antonio, parroco della Regina della Pace, racconta i suoi 50 anni di sacerdozio

PESCARA. Don Antonio D’Antonio, 75 anni, parroco della Beata Vergine Maria Regina della Pace, oggi festeggia i 50 anni di sacerdozio. Alle 19 l’arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti celebrerà una messa di ringraziamento nella chiesa di via Raffaello. E domenica alle 18.30 don Antonio è atteso a Scorrano, la frazione natìa di Cellino Attanasio, nel Teramano, dove si festeggerà in piazza. Don Antonio per mezzo secolo ha prestato servizio quasi sempre a Pescara: dal 1973 al 1975 come vice parroco allo Spirito Santo; dal 1975 al 1993 la parentesi a Cellino Attanasio; dal 1993 al 2007 ha proseguito nella chiesa di San Pietro Martire a Fontanelle e da 16 anni è alla guida della Regina della Pace, affiancato da padre Rino Prevedoni. Nato a Scorrano il 9 febbraio 1948 da papà Guido, calzolaio e titolare di un negozio di alimentari emigrato in Venezuela e nelle miniere del Belgio, e da mamma Mafalda Di Basilio, Antonio D’Antonio, ultimo di quattro figli, dopo Gabriele, Mario e Rita, è stato ordinato sacerdote da monsignor Antonio Iannucci nel 1973, a 25 anni. Ma la chiamata, racconta, è arrivata da ragazzino. «Avevo 7 anni e abitavo vicino alla chiesa. Il parroco, don Carmelo Paolone, mi diceva: ti do 10 lire se mi vieni a reggere il secchiello dell’acqua santa. Poi me ne promise 50 per la stessa funzione, a Natale. Ma il 1° dicembre morì. Da quel momento cominciai ad andare a messa e ricordo che pensavo: vorrei diventare sacerdote ma sono troppo piccolo. Frequentai il seminario di Penne perché in paese non c’erano le medie e poi il seminario regionale di Chieti. Ebbi molte crisi, ma a 14 anni arrivò l’invito di Gesù». Tra i ricordi più belli, i 16 anni a Fontanelle: «Ero felice perché ad ogni messa venivano anche cento bambini. Sedevano per terra perché non c’era posto. A volte arrivavano senza i genitori, sin dalle 9 del mattino. Ho cercato sempre di dare il meglio di me e mi sono trovato benissimo ovunque». E aggiunge: «Mi piace vedere i miei parrocchiani, ascoltarli». Ma il Covid, fa notare, ha stravolto le regole: «In chiesa tanta gente non viene più e molti preferiscono guardare la messa in tv, specie i più anziani quando i familiari non possono accompagnarli». Battesimi, comunioni e cresime, registrano alti e bassi: «Spesso sono i nonni a spingere queste liturgie e si fanno per la festa».
Il momento più difficile in questi 50 anni: «La morte dei miei cari aggravata dalla perdita, sei mesi fa, di mio fratello Gabriele, che per me era come un padre». Gli inizi, difficoltosi, a Pescara: «A Cellino insegnavo alle scuole medie ed elementari ed era un’occasione per avere contatti con le famiglie. Inizialmente a Pescara non mi sono trovato bene, c’era una mentalità diversa. Ma oggi sono affezionato a questa comunità e rifarei tutto daccapo. L’importante è andare avanti con entusiasmo», conclude don Antonio che proprio l’anno scorso ha organizzato la biciclettata della parrocchia con famiglie e bambini.