la protesta

Le “dimissioni” di 200 medici: non possiamo garantire la salute

22 Maggio 2026

Gesto di provocazione per denunciare il mancato rinnovo dell’accordo integrativo

PESCARA

Nome, cognome e firma. Ripetuto per duecento volte. Ieri, i medici di famiglia hanno firmato un’ideale lettera di dimissioni «da consegnare all’assessore alla Salute Nicoletta Verì»: «Dimissioni dall’accordo collettivo nazionale e dagli incarichi convenzionali di medicina generale conferitici dalle Asl abruzzesi», recita la lettera stampata e attaccata all’ingresso dell’assessorato regionale alla Sanità, in via Conte di Ruvo a Pescara. Una provocazione: per adesso, nessuno si dimetterà. Ma i medici hanno protestato indossando i camici bianchi di tutti i giorni e sfilando, uno a uno, fino all’assessorato. Prima il blocco della strada – giusto un pugno di minuti –, poi i fischi e le richieste scandite al megafono: «Abbiamo scelto di protestare in modo civile ma determinato per difendere la sanità pubblica, il diritto alla salute dei cittadini e la dignità della nostra professione», dice ancora la lettera. E, secondo i medici, «questa difficile decisione è il risultato di anni di ascolto inascoltato, promesse disattese e condizioni di lavoro divenute insostenibili. Non siamo più orgogliosi di garantire ai cittadini l’assistenza che meritano e che noi stessi vorremmo poter offrire».

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l’accordo mancato

La lettera appesa sulla vetrata dell’assessorato è il gesto più eclatante della manifestazione, organizzata dai 5 sindacati dei camici bianchi, Fimmg, Snami, Fmt, Cisl Medici e Smi, per denunciare «il mancato rinnovo dell’Accordo integrativo regionale (Air), fermo da circa vent’anni e ritenuto fondamentale per riorganizzare l’assistenza territoriale e adeguarla ai nuovi modelli organizzativi previsti dalle riforme nazionali».

vertice con verì

L’assessore Verì, il direttore del dipartimento Camillo Odio e la dirigente del Servizio assistenza territoriale Barbara Morganti hanno ricevuto una delegazione e l’incontro si è concluso con la promessa che si rivedranno tutti tra 15 giorni, «il tempo per acquisire ulteriore documentazione dalle Asl»: «L’assessore», recita una nota della Regione, «ha preso in carico le richieste preliminari della categoria alla ripresa delle trattative, a partire dall’applicazione di criteri contrattuali omogenei nelle singole Asl fino ai dati di bilancio disaggregati per ciascuna azienda sanitaria, così da avere un quadro preciso delle risorse destinate alla medicina convenzionata. I lavori della delegazione trattante saranno preceduti da un ulteriore incontro con i direttori generali delle 4 Asl».

«la lista delle criticità»

Dai sindacati è arrivato un primo grazie per la trattativa riaperta, ma anche una denuncia: il mancato accordo integrativo, che nei mesi scorsi ha portato alla proclamazione dello stato di agitazione, si aggiunge a «un contesto già fortemente compromesso dalla carenza di medici, dall’aumento dei carichi burocratici, dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescente difficoltà nel garantire continuità assistenziale nei territori interni e montani dell’Abruzzo».

«CITTADINI SENZA MEDICO»

Mauro Petrucci della Fimmg, Evio Mancini dello Snami, Massimo Calisi della Fmt, Marianna Vitullo della Cisl Medici e Daniele Croce dello Smi, hanno elencato i problemi: «La carenza di medici per mancata programmazione, per scarsa attrattività e assenza di misure regionali efficaci per favorire il ricambio generazionale sta determinando sempre di più che vi siano cittadini privi del medico di famiglia. Soprattutto nelle aree interne e di montagna dove sta già compromettendo il diritto all’assistenza sanitaria di prossimità. L’aumento progressivo dei carichi burocratici per adempimenti e attività amministrative improprie sta facendo perdere progressivamente la propria funzione clinica e di presa in carico del paziente, trasformandosi in un presidio prevalentemente burocratico». La richiesta è quella di «un accordo regionale che riconosca e riaffermi concretamente il ruolo centrale e la valorizzazione professionale dei medici di famiglia nel sistema sanitario pubblico. La necessità di destinare più risorse alla medicina territoriale con riequilibrio tra spesa ospedaliera e territoriale. Riconoscimento di risorse per attrezzature, personale amministrativo e di studio».

NODO PNRR

I medici hanno chiesto più personale per gestire le case di comunità, finanziate dal Pnrr: «Rispetto alle case di comunità e organizzazione territoriale, i sindacati esprimono forti perplessità sulla loro attuazione come previste dal Pnrr: molte strutture rischiano di rimanere contenitori vuoti senza personale sufficiente; mancata chiarezza sui modelli organizzativi; non è definito il ruolo operativo dei medici di medicina generale; frammentazione dell’assistenza; turnazioni impersonali; riduzione della continuità clinica; standardizzazione delle prestazioni; la medicina generale si fonda sulla conoscenza diretta e continuativa del paziente e del contesto familiare e sociale; vi è il rischio di duplicazioni organizzative e aumento della burocrazia; l’assistenza territoriale non può essere riformata esclusivamente attraverso interventi edilizi senza una reale programmazione del personale sanitario».