Concorsi pilotati a Pescara, indagati due dirigenti comunali e due candidati

“Parentopoli” in Comune, l’inchiesta per falso. Coinvolti il direttore generale, il capo del personale, il figlio di Santilli e un’interna
PESCARA. Continua lo sciame sismico a Palazzo di città. Dopo l’inchiesta per corruzione elettorale sull’assessore Massimiliano Pignoli (subito dimessosi) e la richiesta di condanna per l’attuale assessore all'urbanistica Claudio Croce (per fatti non attinenti all'attività politica) e per l’ex assessore, oggi consigliere di Forza Italia Eugenio Seccia, prende forma l’inchiesta su “parentopoli”: presunti favoritismi di parenti di esponenti politici e non, a caccia del posto fisso di “zaloniana” memoria.
L’inchiesta, anche questa nelle mani del pm Gennaro Varone, riguarda due concorsi comunali dello scorso anno, e vede attualmente quattro indagati per lo stesso reato di falso ideologico in atto pubblico: il direttore generale del Comune Fabio Zuccarini, dirigente di primo piano dell’Ente, quale presidente di una commissione; Paolo Santucci, capo del personale, in qualità di presidente della seconda commissione e con loro, al momento, due candidati «indicati in atti come prossimi a membri della giunta comunale e del consiglio comunale», che sarebbero stati favoriti. Uno è Quirino Santilli, figlio dell’attuale assessore e vice sindaco di Pescara all’epoca presidente del consiglio, l’altra è Alessandra Faieta, all’epoca del concorso collaboratrice dell’assessore Adelchi Sulpizio.
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