Le imprese crescono sui mercati esteri

30 Agosto 2019

Polonia, Ungheria, Russia, Brasile le opportunità più interessanti, oltre a partner tradizionali come Germania e Usa  

PESCARA. Le forti tensioni geopolitiche e il crescente ricorso a provvedimenti protezionistici, che hanno oltrepassato ampiamente il perimetro della contesa tra Cina e America, hanno condizionato gli scenari del commercio internazionale nel 2019. A queste tensioni si sono aggiunti il rallentamento della Cina, quello dell'Eurozona (Germania in testa) e degli Stati Uniti, la questione Brexit ancora irrisolta e le difficoltà di alcune economie emergenti.
In questo contesto di crescente difficoltà le imprese italiane, e nel nostro caso, quelle abruzzesi, hanno continuato a guadagnare fette di mercato nell’export e a cercare nuovi e promettenti approdi per le loro merci, puntando sull’innovazione e sul miglioramento della qualità dei prodotti.
Lo dimostrano i numeri di Export Karma, l’ultimo Rapporto sull’export a cura di Sace Simest, il polo dell’export del gruppo Cassa depositi e prestiti (Cdp), che offrono l’immagine di una regione dinamica nella proiezione internazionale, nonostante le criticità appena accennate.
Ma, come spiega Alessandro Terzulli, chief economist di Sace, nell’introduzione allo studio: «L’export ha già fronteggiato fasi complesse, ben peggiori, e le ha superate. Così è stato dopo il crollo delle vendite innescato dagli effetti della crisi finanziaria globale. Dopo la tempesta, l’export è ritornato a crescere recuperando il terreno perso».
E non poteva essere altrimenti, perché, come hanno dimostrato, la lunga crisi post 2008 e il profondo processo di selezione e ristrutturazione che ne è conseguito, il futuro di un’impresa dipende soprattutto dal livello delle sue esportazioni. Una questione di visione più che di conto economico.
Ma su quali Paesi e settori possono puntare le aziende abruzzesi? A questa domanda prova a rispondere il rapporto Export Karma.
IL CASO ABRUZZO. Vediamo intanto qualche cifra. L’export abruzzese, pur con qualche scossone, ha nel tempo rinsaldato l’andamento positivo iniziato nel 2014 e nel 2018 ha registrato un incremento del +3,9% sull’anno precedente con quasi 9 miliardi di euro di beni venduti all’estero. «Un risultato», si legge nel rapporto, «frutto di una crescita stabile nel corso degli ultimi cinque anni, segno che l'export regionale sta raggiungendo una buona maturità». Proiettato sul terreno delle imprese, questo dato vuol dire che sono sempre più numerose le aziende abruzzesi presenti con continuità sui mercati esteri; di queste, nel solo 2018, quasi 500 sono state supportate da Sace Simest, che nella regione ha mobilitato più di 150 milioni di euro. Meno bene si è presentato in realtà il 2019: nel primo trimestre, nonostante le ottime performance nei settori dei mezzi di trasporto, Sevel e Honda in testa (1,1 miliardi di euro, +3,8% rispetto al primo trimestre 2018), e alimentari e bevande (135,2 milioni di euro, +3,9%), si è registrata una lieve flessione del totale beni esportati (-0,7%). Hanno inciso particolarmente i cali nel settore della gomma e plastica (-8,9%) e meccanica strumentale (-13,2%). Ma sono fluttuazioni all’interno di un trend positivo.
AREE GEOGRAFICHE. Va comunque fissato il dato del 2018, quando l’export abruzzese è cresciuto in quasi tutte le aree geografiche. Si sono innanzitutto consolidate le partnership commerciali con le principali geografie di destinazione, ovvero Germania (+5,1% rispetto al 2017), Francia (+4,2%), Stati Uniti (+1,1%), Spagna (+0,9%) e Polonia (+12,2%), prime destinazioni per l’export dell’Abruzzo (escluso il Regno Unito, terza destinazione, in contrazione), coprendo più della metà dei beni esportati dalla regione. Si registrano inoltre buoni margini di crescita anche al di fuori delle destinazioni tradizionali. Sace Simest ha individuato, per ciascuno dei settori cardine dell’export regionale, diversi mercati emergenti che offriranno nei prossimi anni ottime opportunità alle imprese abruzzesi.
LA POLONIA E LE ALTRE. Tra le destinazioni europee a cui guardare con attenzione per il settore dei mezzi di trasporto c’è la Polonia. Il Paese è il principale mercato italiano nell’Europa centro-orientale con una crescita attesa rilevante del +3,7% nel 2019 e del +5,4% nel triennio successivo, trainata dagli investimenti pubblici in ambito europeo. Le imprese operanti nel settore dei prodotti chimici potranno guardare ai mercati del Messico e della Cina. Mentre, per tessile e abbigliamento, buone potenzialità sono offerte da mercati in fase di sviluppo come Albania e Tunisia, per i quali secondo le previsioni Sace Simest si attende nel 2019 una crescita rispettivamente dell’4,0% e del 6,0%. Ritornando al settore dei mezzi di trasporto, un altro mercato appetibile sarà l’Ungheria, dove l’export aumenterà a un ritmo del 3,4% nel 2019 e del 4,4% medio annuo nel periodo 2020-2022. Per il settore alimentari e bevande, le imprese dovranno rivolgere lo sguardo a Russia e Brasile. Da tenere d’occhio infine le nuove promesse: Turchia, Senegal, Colombia, Filippine, Marocco.