Le imprese funerarie: «Dosi anche per noi»

La protesta dei necrofori: «Siamo a rischio con i morti Covid». Ieri 320 vaccini per gli ultra 80enni
PESCARA. Venti persone decedute per le conseguenze del Covid, tra Pescara e provincia. Uno dei dati più alti di sempre. Otto decessi si sono registrati nelle ultime ore, altri 12 sono riferiti ai giorni scorsi, ma resi noti ieri.
Degli otto morti, tre sono di Pescara: un 75enne, un 89enne e un 71enne; un uomo di 83 anni di Città Sant’Angelo, un 78enne di Roccamorice e un 81enne di Tocco da Casauria, una donna di Montesilvano di 91 anni, il più giovane deceduto ad Alanno, un uomo di 61 anni. Per quanto riguarda i numeri dei contagi, a Pescara ieri erano 50, 137 in provincia, 17 di età inferiore ai 19 anni. Mentre ieri al Pala Becci sono state effettuate 320 vaccinazioni a persone fino a 91 anni di età, 60 agli over 80 di Popoli, altre 60 somministrazioni al personale della questura di Pescara. Rossano Di Luzio,responsabile territoriale dei Vax Day, fa sapere che tra sabato e domenica prossimi saranno «recuperati i 100 over 55, tra docenti, personale universitario e forze dell’ordine, rimandati indietro lo scorso fine settimana e contiamo di fare altre 800 vaccinazioni», che in quattro giorni sono state complessivamente 2057.
E intanto scatta la protesta degli impresari delle pompe funebri, con i collaboratori necrofori, che chiedono alla Asl di essere inseriti nella categoria delle vaccinazioni prioritarie.
«Noi siamo categorie ad altissimo rischio», lancia l’allarme Franco Ferrante, onoranze funebri a Lettomanoppello, «perché siamo in continuo contatto con persone decedute con il Covid, personalmente me ne sono capitati due nelle ultime due settimane e sono costretto a fare il tampone almeno una volta a settimana. Hanno vaccinato persino i parroci. È scandaloso che le imprese funebri non siano state inserite nella categorie delle vaccinazioni prioritarie. Abbiamo chiesto lumi, senza esito, anche la ministero della Salute». Ferrante spiega come viene svolto il lavoro dei necrofori che generalmente si occupano della procedura di vestizione del defunto che con la pandemia, invece, viene avvolto da speciali cellophane di sicurezza. Dall’inizio dell’emergenza, i protocolli di sicurezza per il prelievo dei defunti si sono rafforzati. Gli addetti ai lavori, come i sanitari negli ospedali, sono costretti a indossare tutti i dispositivi richiesti dalle prescrizioni: «Siamo vestiti da capo a piedi con le tute, mascherine, guanti, visiera», rivela Ferrante, «così conciati dobbiamo prelevare i cadaveri e inserirli nelle bare. L’attenzione è massima. Per non parlare della situazione all’obitorio dove le celle frigorifere sono strapiene e non si controllano più neppure gli odori». Indagini sull’obitorio sono in corso da parte dei carabinieri dei Nas di Pescara.
«Abbiamo paura» incalza Kathia Cesarone, titolare col marito Ezio di Deità a Manoppello scalo e referente dell’Anifa, associazione nazionale impresari funebri artigiani, «il panico tocca l’apice quando entriamo nelle case delle persone decedute: ci sono capitate anche intere famiglie infette». (c.co.)

