Le imprese funerarie: servono più controlli

Dopo l’indagine della Finanza sul lavoro nero, Federcofit invita la Regione a fissare nuove regole
PESCARA. «Un incontro con l’assessore regionale alla Sanità per affrontare e risolvere i problemi che investono il settore funerario». A chiederlo è la Federazione del comparto funerario italiano (Federcofit) Abruzzo, all’indomani dell’operazione “Steal Jobs” condotta dalla guardia di finanza: dall’indagine è emerso che l’80% dei lavoratori impiegati nei funerali dal 2019 o non aveva contratti o, se li aveva, non erano a norma. Su 17 agenzie controllate in provincia, sono risultati non in regola e, quindi, senza tutele oltre 130 portantini. «Ringraziamo la Finanza», sottolineano Pierpaolo Di Rocco e Emidio De Florentiis, rispettivamente presidente e vice presidente della Federcofit Abruzzo, «per il lavoro svolto e per la “mano” che ha dato con questa indagine alle imprese del settore serie, che pagano tasse e contributi. Ma il punto è che, per evitare situazioni come quelle appena scoperte, ci vogliono dei controlli a monte». Di Rocco fa presente che dal 2015 è stato chiesto alla Regione Abruzzo di intervenire. «Chiediamo che sia obbligatoria la presentazione del Durc (documento unico di regolarità contributiva) quando si va a presentare in Comune la denuncia di morte o comunque l’istanza di trasporto del defunto. Chiediamo che la documentazione presentata dalle ditte sia più approfondita e questo per avere la certezza che tutto avvenga nella massima regolarità e trasparenza».
La Federcofit sollecita anche la regolamentazione, da parte della Regione, dei trasporti funebri. «Vogliamo che si apra un tavolo per definire le questioni che ci sono e che vanno affrontate al più presto e questo a tutela non solo delle ditte che lavorano rispettando le regole, ma soprattutto delle persone colpite dai lutti. Ricordiamo che noi abbiamo a che fare con i sentimenti della gente, che devono venire prima di ogni cosa».
Dalle indagini della Guardia di finanza è emerso che venivano impiegati come portantini, senza alcun contratto, persone disoccupate o percettori del reddito di cittadinanza. Lavorando in nero, nei registri depositati in Comune non dovevano figurare. Un trucco escogitato da alcune ditte. Al posto dei loro nomi, inserivano quelli dei dipendenti assunti, con il risultato però che spesso le stesse persone risultavano impiegate contemporaneamente in più funerali. Al termine degli accertamenti, sono state elevate sanzioni per 230 mila euro. (a.d.f.)

